In quale settimana si completa la formazione della retina nell'embrione, considerando anche il suo collegamento attraverso il nervo ottico con la corteccia occipitale e quindi la sua possibilità di funzione?
La retina dei mammiferi viene infatti da lungo tempo utilizzata come sistema per lo studio dello sviluppo dei circuiti neuronali esistenti nel sistema nervoso centrale. Lo sviluppo della retina richiede diverse fasi. Innanzitutto è necessario che si formino i differenti tipi cellulari che faranno parte della retina dell'adulto. La seconda fase prevede che le cellule migrino nella giusta localizzazione nello spessore della retina. Quando, finalmente, il corretto numero di cellule ha raggiunto la giusta destinazione, queste cominciano a formare connessioni sinaptiche funzionali con le altre cellule. Il circuito finale è formato dopo accoppiamento funzionale delle differenti classi di cellule per formare i circuiti tipici della retina dell'adulto.
Le cellule progenitrici, durante la vita embrionale, hanno origine dal neuroepitelio che riveste il tubo neurale e che formerà le vescicole ottiche. Le cellule postmitotiche lasciano la zona ventricolare per migrare in uno dei tre strati nella retina primordiale rimanendo ancorati radialmente per tutto lo spessore della retina, sino al momento del raggiungimento della posizione finale. A questo punto ogni cellula comincia a polarizzarsi e a formare assoni e dendriti, le propaggini cellulari tipiche di ogni neurone e che permettono di ricevere e inviare segnali. Le cellule gangliari sono le prime a emergere come neuroni riconoscibili.
Pochi dati sono disponibili sullo sviluppo della retina umana ma, ad esempio, un primitivo strato di cellule gangliari è riconoscibile intorno a 80 giorni di vita embrionale.
I meccanismi che regolano la formazione dei circuti neuronali durante lo sviluppo sono stati suddivisi tradizionalmente in meccanismi attività dipendenti e in meccanismi attività indipendenti. In questa ottica, la primordiale organizzazione dei circuiti, come quella appena descritta, viene regolata da meccanismi attività indipendenti, essenzialmente genetici. L'attività neuronale agisce poi, indipendentemente da quanto determinato dai tratti genetici, per rifinire la iniziale organizzazione dei circuiti. Poiché molti degli stadi dello sviluppo retinico avvengono prima della nascita, quindi prima di una possibile attività neuronale indotta dalla luce, per lungo tempo si è creduto che lo sviluppo fosse essenzialmente controllato su base genetica. Tuttavia esistono evidenze recenti che stimoli locali, di natura chimica ed elettrica, influenzino gli stadi iniziali dello sviluppo prima ancora dell'influenza diretta della luce.
I neonati vedono molto male. Uno dei motivi è l`immaturità dei fotorecettori, le cellule della retina che permettono di rispondere alla luce. Questi sono molto più grandi e meno densi di quelli presenti nella retina dell'adulto portando la retina dell'infante, ad esempio, a rispondere circa 350 volte meno bene alla luce della retina dell'adulto.