Detto in altri termini, una descrizione classica e continua dello spaziotempo è accettabile purché i processi in gioco avvengano su una scala di distanze molto più grande della lunghezza minima di stringa, che nei modelli unificati rappresenta una nuova costante fondamentale della natura corrispondente a circa 10 - 32 centimetri (circa dieci volte la lunghezza di Planck).
Per scale di distanza più piccole, la nozione di metrica dello spazotempo (e quindi di geometria), così come la nozione di campo di forze - alla quale ci ha abituati la teoria classica e quantistica delle particelle puntiformi - perdono di significato. In quel regime estremo le uniche variabili fisiche fondamentali sono le coordinate della stringa nell'ambito del cosiddetto "modello sigma" che ne descrive le interazioni.
Si può quindi dire che nella teoria delle stringhe c'è una lunghezza minima fondamentale che segnala l'inadeguatezza della nostra visione geometrica della natura basata sulla nozione di punto, e che ne impedisce l'estrapolazione a distanze arbitrariamente piccole.
Nato nel 1974 si è laureato in Filosofia della Scienza all'Università di Roma La Sapienza nel 1998, e ha conseguto il dottorato di ricerca in Storia della Scienza all'Università di Firenze nel 2003. Attualmente fa ricerca sulla storia e la filosofia delle scienze della vita alla Sezione e al Museo di Storia della Medicina dell'Università di Roma La Sapienza. È redattore di diverse opere dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, e collabora con diverse riviste di divulgazione scientifica ("Galileo", "Sapere", "Le Scienze") e con il gruppo Laser (Laboratorio Autonomo di Scienza Epistemologia e Ricerca), collettivo composto da ricercatori scientifici migrati nei cinque continenti, nato all’inizio degli anni Novanta dalle lotte studentesche dell’Università La Sapienza di Roma.