Detto in altri termini, una descrizione classica e continua dello spaziotempo è accettabile purché i processi in gioco avvengano su una scala di distanze molto più grande della lunghezza minima di stringa, che nei modelli unificati rappresenta una nuova costante fondamentale della natura corrispondente a circa 10 - 32 centimetri (circa dieci volte la lunghezza di Planck).
Per scale di distanza più piccole, la nozione di metrica dello spazotempo (e quindi di geometria), così come la nozione di campo di forze - alla quale ci ha abituati la teoria classica e quantistica delle particelle puntiformi - perdono di significato. In quel regime estremo le uniche variabili fisiche fondamentali sono le coordinate della stringa nell'ambito del cosiddetto "modello sigma" che ne descrive le interazioni.
Si può quindi dire che nella teoria delle stringhe c'è una lunghezza minima fondamentale che segnala l'inadeguatezza della nostra visione geometrica della natura basata sulla nozione di punto, e che ne impedisce l'estrapolazione a distanze arbitrariamente piccole.