I raggi ultravioletti non dovrebbero attraversare il vetro a causa dell'ampiezza del salto energetico esistente all'interno del vetro stesso: è vero? Come possono allora gli UV fare da catalizzatori alla speciale colla utilizzata per incollare lastre di vetro tra loro e ad altri materiali?
- i raggi A, gli UVA, di lunghezza d'onda tra i 320 e i 400 nanometri (dove un nanometro = un miliardesimo di metro)
- i raggi B, gli UVB, di lunghezza d'onda tra i 280 e i 320 nanometri, radiazioni più potenti che aumentano durante l'estate e che sono la più diretta causa delle scottature
- i raggi C, gli UVC, di lunghezza d'onda inferiore a 280 nanometri, i più forti e pericolosi.
Gran parte dei raggi B e dei raggi C sono assorbiti dallo strato di ozono dell'atmosfera prima di raggiungere la superficie della terra, e molte delle radiazioni che la raggiungono sono poi assorbite in gran parte da vari materiali, come ad esempio il pulviscolo presente nell'aria o anche i comuni vetri delle finestre.
La maggior parte dei vetri più comuni è però trasparente agli ultravioletti più vicini alle lunghezze d'onda della luce visibile, ovvero gli UVA, e le radiazioni necessarie per indurire i fotopolimeri presenti i cementi ottici da Lei citati sono tipicamente di 365 nanometri (sono cioè proprio degli UVA).
Più complicato è spiegare perché certe radiazioni attraversano un materiale, mentre altre sono assorbite e altre ancora riflesse. La fisica dell'interazione tra onde elettromagnetiche e materia può infatti rapidamente divenire molto sofisticata. Basti dire che i raggi ultravioletti "lontani" sono le radiazioni meno penetranti in assoluto dell'intero spettro elettromagnetico, perché entrano più facilmente in risonanza con le energie tipiche degli elettroni nei livelli energetici molecolari.