Lastre di vetro e raggi UV

I raggi ultravioletti non dovrebbero attraversare il vetro a causa dell'ampiezza del salto energetico esistente all'interno del vetro stesso: è vero? Come possono allora gli UV fare da catalizzatori alla speciale colla utilizzata per incollare lastre di vetro tra loro e ad altri materiali?

Ciro Soldani
25 dicembre 2004
La risposta è abbastanza semplice e consiste nel fatto che non tutti gli ultravioletti sono uguali. Le radiazioni solari ultraviolette sono infatti divise in tre classi:

- i raggi A, gli UVA, di lunghezza d'onda tra i 320 e i 400 nanometri (dove un nanometro = un miliardesimo di metro)

- i raggi B, gli UVB, di lunghezza d'onda tra i 280 e i 320 nanometri, radiazioni più potenti che aumentano durante l'estate e che sono la più diretta causa delle scottature

- i raggi C, gli UVC, di lunghezza d'onda inferiore a 280 nanometri, i più forti e pericolosi.

Gran parte dei raggi B e dei raggi C sono assorbiti dallo strato di ozono dell'atmosfera prima di raggiungere la superficie della terra, e molte delle radiazioni che la raggiungono sono poi assorbite in gran parte da vari materiali, come ad esempio il pulviscolo presente nell'aria o anche i comuni vetri delle finestre.
La maggior parte dei vetri più comuni è però trasparente agli ultravioletti più vicini alle lunghezze d'onda della luce visibile, ovvero gli UVA, e le radiazioni necessarie per indurire i fotopolimeri presenti i cementi ottici da Lei citati sono tipicamente di 365 nanometri (sono cioè proprio degli UVA).
Più complicato è spiegare perché certe radiazioni attraversano un materiale, mentre altre sono assorbite e altre ancora riflesse. La fisica dell'interazione tra onde elettromagnetiche e materia può infatti rapidamente divenire molto sofisticata. Basti dire che i raggi ultravioletti "lontani" sono le radiazioni meno penetranti in assoluto dell'intero spettro elettromagnetico, perché entrano più facilmente in risonanza con le energie tipiche degli elettroni nei livelli energetici molecolari.

Demian Battaglia Laboratorio di Neurofisica e Fisiologia, Università Renè Descartes, Parigi

© Copyright SISSA - Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati - Trieste (Italy) - 2001-2011