Quanto pensiero" per fare un nodo?"

Quali sono le principali funzioni psicologiche coinvolte nell'atto di fare un nodo?

Piero Tassinari
25 dicembre 2004
Le funzioni psicologiche coinvolte nel processo di svolgimento delle azioni possono essere di diversa natura, a seconda del tipo di azione che in un determinato momento si decide di mettere in moto. Nel caso di un nodo, possiamo ad esempio ipotizzare che si tratti di un movimento già acquisito in precedenza, che non necessita di impegno attentivo in quanto già patrimonio della memoria implicita, o che al contrario si tratti di un movimento del tutto nuovo, che ci porta a prestare una notevole dose di attenzione.

Proviamo a immaginare una pagina di un libro di nautica in cui sono raffigurate le varie fasi per arrivare da una corda distesa a un nodo complesso; proviamo a immaginare di seguire le istruzioni scritte mentre costruiamo il nodo con le mani. È facile capire che è necessario investire molta attenzione per seguire le diverse fasi descritte dal libro (e probabilmente sperimenteremmo anche una considerevole dose di frustrazione, per la difficoltà incontrata a capire in quale direzione far andare la corda!). Inoltre, una volta raggiunto il nostro obiettivo con la guida del libro, vorremmo magari provarci da soli. A questo punto verrebbero coinvolte anche funzioni mnemoniche, che metterebbero alla prova il nostro apprendimento.

Dal punto di vista anatomico, è nella corteccia cerebrale che ritroviamo aree altamente specializzate coinvolte nel controllo dei movimenti delle mani. Quando una persona non riesce a eseguire un gesto richiestogli da un esaminatore, benché non abbia difetti di moto, di senso o di coordinazione che ne giustificherebbero il fallimento, si parla di aprassia. Si suppone che questa patologia sia la conseguenza di lesioni in sede corticale parietale o nelle vie cerebrali più profonde di trasmissione del messaggio a strutture cerebrali sottocorticali. Questa difficoltà nell'organizzazione gestuale può essere dovuta o alla mancanza di capacità rappresentative del gesto (la persona non sa cosa deve fare, non sa immaginarsi il gesto da compiere), o all'incapacità di mettere in atto la sequenza motoria immaginata. Si parla, in effetti, di due tipi diversi di aprassia, rispettivamente ideativa e ideomotoria.

Mauro Capocci

Mauro Capocci

Nato nel 1974 si è laureato in Filosofia della Scienza all'Università di Roma La Sapienza nel 1998, e ha conseguto il dottorato di ricerca in Storia della Scienza all'Università di Firenze nel 2003. Attualmente fa ricerca sulla storia e la filosofia delle scienze della vita alla Sezione e al Museo di Storia della Medicina dell'Università di Roma La Sapienza. È redattore di diverse opere dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, e collabora con diverse riviste di divulgazione scientifica ("Galileo", "Sapere", "Le Scienze") e con il gruppo Laser (Laboratorio Autonomo di Scienza Epistemologia e Ricerca), collettivo composto da ricercatori scientifici migrati nei cinque continenti, nato all’inizio degli anni Novanta dalle lotte studentesche dell’Università La Sapienza di Roma.


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