Dalla lettura di L'Universo elegante di Brian Green mi è parso di capire che le stringhe potrebbero intendersi come il componente ultimo dell'esistente, venendosi a trovare all'incirca nello stato di "particella di Dio". Esse avrebbero, così mi par di ricordare (non ho più con me l'opera e la lettura è già di quasi due anni fa), una estensione pari alla lunghezza di Planck e non sarebbero ulteriormente divisibili e questo, se non sbaglio, non per qualche loro intrinseca proprietà, ma per una necessità della stessa teoria delle stringhe. È vero? La domanda sorge da un'altra domanda: la divisibilità all'infinito della materia è teoricamente ancora sostenibile?
D'altra parte, se le stringhe fossero a loro volta divisibili in unità più piccole, potrebbero a loro volta essere descritte da una teoria più fondamentale formulata per questi oggetti più piccoli, e se questa divisione potesse continuare all'infinito non avremmo più una teoria di stringhe, ma una teoria di punti.
Per quel che riguarda infine il concetto di "divisibilità all'infinito della materia", devo dire che mi sembra una nozione più "filosofica" che fisica. Come tale, non mi azzardo a prospettare risposte definitive ma mi attengo, essendo un fisico, agli attuali risultati sperimentali. Posso allora notare che, senza bisogno di scomodare la teoria delle stringhe, il concetto di divisibilità infinita è già entrato in crisi, circa un secolo fa, anche con la meccanica quantistica. Non esistono infatti orbite atomiche di raggio infinitamente piccolo, ma esiste una raggio minimo fondamentale, non esistono cariche arbitrariamente piccole, ma esiste una carica minima fondamentale, non esistono momenti angolari arbitrariamente piccoli, o scambi d'energia arbitrariamente piccoli, essendo entrambi controllati dal "quanto d'azione" minimo, la famosa costante di Planck.
Non è quindi sorprendente che la teoria delle stringhe -- l'unica attualmente in grado di fornire una descrizione quantistica consistente anche per l'interazione gravitazionale -- estenda (almeno in principio) questa quantizzazione anche allo spaziotempo stesso, proponendo, come "mattoni" fondamentali della natura, oggetti estesi e indivisibili.