La plica semilunare caratterizza i primi mesi dello sviluppo della vita fetale in tutte le popolazioni, ma nell'adulto persiste solo in quelle asiatiche. Poiché l'occhio a mandorla è caratteristico delle popolazioni degli ambienti geografici aridi e freddi è verosimile che rappresenti un carattere adattativo. Ad oggi, comunque, non siamo in grado di spiegare il significato biologico di tale adattamento, ammesso che ci sia.
Numerosi ricercatori ritengono che le variazioni delle dimensioni e della morfologia corporea delle popolazioni umane siano determinate in modo significativo da adattamenti ai fattori ambientali, in modo particolare alle componenti climatiche. Molte delle caratteristiche antropometriche e morfologiche delle popolazioni umane sarebbero il frutto di un'interazione tra caratteristiche genetiche e fattori ambientali, esprimerebbero in altre parole un adattamento.
Ad esempio, il colore della pelle varia in rapporto alla quantità di raggi ultravioletti (UV) presenti nell'ambiente: in generale a una maggiore quantità di UV corrisponde una più elevata concentrazione di melanina nell'epidermide. Ma anche altri caratteri indicano un adattamento al clima: la forma e le dimensioni della testa, le dimensioni del naso, la forma dei capelli, le proporzioni del tronco e degli arti, il rapporto superficie/massa corporea ecc.
Tra questi adattamenti è annoverata anche la forma dell'occhio e in particolare quella che è propria delle popolazioni orientali asiatiche. La palpebra superiore dell'occhio in queste popolazioni presenta la così detta plica mongolica (plica naso-palpebralis superior). Si ritiene da parte di alcuni autori che essa sia dovuta al persistere di un carattere fetale e sarebbe determinata, secondo altri ricercatori, da una mutazione genetica che provoca il rilassamento del muscolo che solleva la palpebra. Si forma pertanto una plica semilunare che nasconde l'angolo interno dell'occhio, quello vicino al naso, restringendo la rima palpebrale. Questo restringimento è accentuato da una piega che ricopre il margine della palpebra superiore, rigonfio per la presenza di numerosissime ghiandole del Meibonio. Nell'occhio mongolico tipico la rima palpebrale appare obliqua, poiché l'angolo interno dell'occhio è posto più in basso dell'angolo esterno.
Questi diversi aspetti morfologici non sempre sono presenti tutti contemporaneamente in ogni individuo e anche il loro grado d'espressione può variare da soggetto a soggetto. L'occhio di tipo mongolico è stato interpretato come un adattamento agli elementi climatici, una difesa contro il vento, il freddo ecc.
La mutazione genetica comparsa inizialmente in uno o pochi individui, fornendo un vantaggio rispetto all'ambiente, si è diffusa poi in un numero crescente di individui sino a divenire una caratteristica di intere popolazioni. Oltre all'effetto della selezione naturale si potrebbe pensare che sulla diffusione dell'occhio mongolico abbia pesato anche il fattore estetico: la forma mongolica dell'occhio potrebbe essere stata un carattere preferenziale nelle scelte matrimoniali.
Non è sorprendente che l'adattamento a condizioni climatiche diverse sia causa di differenze facilmente osservabili nelle caratteristiche della superficie del corpo (colore della pelle, forma degli occhi etc). Queste differenze superficiali ci possono però indurre in errore nella valutazione delle differenze tra grandi gruppi umani. L'analisi delle popolazioni umane a livello genetico ha mostrato infatti che le differenze genetiche tra di esse sono nel complesso piuttosto modeste.
Su questo argomento si può anche consultare:
W. F. Bodmer, L. L. Cavalli-Sforza, Genetica, evoluzione uomo, vol III. Edizioni Scientifiche e Tecniche Mondadori, Milano 1977
M.A. Jobling, M. E. Hurles, C. Tyler-Smith, Human evolutionary genetics. Origins, Peoples & disease, Garland Science, Taylor&Francis group, New-York 2004