Inoltre, accanto a ogni particella, è prevista l'esistenza di una corrispondente antiparticella di ugual massa e spin totale, ma con valori opposti di tutti gli altri numeri quantici. Per esempio, l'antiparticella dell'elettrone è il positrone, che ha la stessa massa dell'elettrone, lo stesso spin 1/2, ma carica elettrica opposta e numero elettronico opposto.
Anche particelle elettricamente neutre, come il neutrone, possiedono la propria antiparticella, che si distingue dalla corrispondente particella per il valore opposto di altri numeri quantici (l'antineutrone possiede numero barionico opposto a quello del neutrone).
In questo quadro, giocano un ruolo particolare quelle particelle che, insieme alla carica elettrica, hanno anche tutti gli altri numeri quantici nulli: esse vengono chiamate particelle realmente (o completamente) neutre. In questo caso l'antiparticella coincide con la particella stessa. A questa famiglia appartiene, ad esempio, il bosone vettoriale (cioè di spin 1) neutro (carica elettrica 0) Z, messaggero delle forze nucleari deboli, che, avendo numeri quantici nulli, non possiede un'antiparticella distinta da Z. Il fotone, che è il messaggero delle forze elettromagnetiche, è una particella con massa nulla, con spin (o, più esattamente, elicità) 1 e con tutti gli altri numeri quantici nulli. Perciò è una particella realmente neutra e quindi l'antifotone altro non è se non il fotone stesso.
La domanda ammette, dunque, una risposta affermativa o negativa a seconda dell'interpretazione. Infatti, ogni volta che in un esperimento si osserva un fotone si può affermare, in modo ugualmente corretto, di aver osservato un antifotone e quindi la risposta alla domanda è affermativa. D'altra parte, se ci si chiede se sia mai stato osservato un antifotone che sia in qualche modo distinguibile da un fotone, la risposta è negativa.