Per arrivare a tanto, vi sono due approcci, il primo detto bottom-up e il secondo top-down. Il primo si occupa di costruire strutture nanoscopiche a partire dai mattoni fondamentali, atomi e molecole. Le tecniche sono quelle proprie dei chimici e dei biologi. Il secondo si occupa di fabbricare oggetti nano a partire da oggetti "grandi". Tanto per capirci, questo insieme di tecniche è quello che l'industria della microelettronica usa per la fabbricazione dei microprocessori e delle RAM dei computer. E questo è un approccio fondamentalmente da fisico.
Si deve tenere presente, però, la forte interdisciplinarietà della nanoscienza. Uno scienziato che si occupa di nanotecnologie secondo un approccio di tipo top-down, pur essendo mediamente di estrazione fisica, deve necessariamente avere delle cognizioni piuttosto avanzate di chimica, e magari di biologia. E sono sicuro che vale l'opposto per persone che si occupano dell'approccio bottom-up.
Io credo, alla luce della mia esperienza in questo campo, che ci sono una serie di domande da porsi nel caso ci si voglia avvicinare a questo campo di ricerca. La prima è quale tipo di approccio si preferisce, se quello fisico, o quello chimico-biologico. Questo dovrebbe aiutare a una prima selezione del corso di diploma di primo livello. Magari il corso di studi può essere completato con una serie di esami nell'altro campo. Detto questo, una laurea specialistica ritagliata specificamente per le nanotecnologie dovrebbe ormai comparire nel corso di studi di qualche università. Una tesi di laurea specifica in questo campo è fondamentale per proseguire poi il percorso, se questa è l'intenzione.
Sono comunque dell'opinione che una solida conoscenza della fisica, chimica, e biologia di base, sia necessaria per questo campo di ricerca.