Per restare nell'immagine della cartina, avere una piantina senza punti di riferimento non ci permette di individuare la località a cui ci si riferisce; è possibile solo dire per esempio che è una città di mare se vedo la costa. Sarà necessario indicare alcuni particolari che distinguono quella località da un'altra anche molto simile.
I marcatori quindi sono piccole differenze del DNA fra gli individui di una specie.
In termini più specifici il marcatore genetico è una sequenza, di solito di DNA, mappata in una unica localizzazione nel genoma, polimorfica nella popolazione.
Polimorfico vuol dire che all'interno della popolazione si possono distinguere i DNA di individui diversi. I marcatori genetici sono utilizzati nell'ambito forense, come detto, o nella ricerca per mappare altri loci.
Il marcatore non è necessariamente un gene, cioè una sequenza con funzione nota, anzi di solito non si conosce altro che il loro essere polimorfici. Marcatori possono essere anche delle proteine: un esempio sono i gruppi sanguigni AB0 o i marcatori HLA (antigeni di superficie).
Nato nel 1974 si è laureato in Filosofia della Scienza all'Università di Roma La Sapienza nel 1998, e ha conseguto il dottorato di ricerca in Storia della Scienza all'Università di Firenze nel 2003. Attualmente fa ricerca sulla storia e la filosofia delle scienze della vita alla Sezione e al Museo di Storia della Medicina dell'Università di Roma La Sapienza. È redattore di diverse opere dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, e collabora con diverse riviste di divulgazione scientifica ("Galileo", "Sapere", "Le Scienze") e con il gruppo Laser (Laboratorio Autonomo di Scienza Epistemologia e Ricerca), collettivo composto da ricercatori scientifici migrati nei cinque continenti, nato all’inizio degli anni Novanta dalle lotte studentesche dell’Università La Sapienza di Roma.