Verifiche sperimentali alla teoria della relatività

Una potentissima nozione:

"una particella in moto nello spazio possiede una certa quantità di moto; se la velocità è paragonabile a quella della luce si sperimenta che la sua quantità di moto tende asintoticamente all'infinito".

Ora... è tutto molto bello, ma come si è estrapolata tale affermazione? Qual è l'esperienza che un certo Burcherer ha effettuato?

Massimo Colombera
3 dicembre 2004
La relazione a cui lo scrivente fa riferimento è

p = mv / √(1 - v2 / c2)

dove p è la quantità di moto di un corpo di massa m, v è la sua velocità e c è la velocità della luce. È evidente che, al limite in cui v tende a c, la quantità di moto tende all'infinito.

Questa relazione può essere capita solamente studiando la teoria della relatività speciale di Albert Einstein, teoria che il prossimo anno compirà esattamente 100 anni. Per inciso, è abbastanza noto il fatto che il 2005 è stato proclamato Anno della Fisica, proprio in onore alle eccezionali scoperte che Einstein fece nel 1905.

Pensare che la teoria della relatività, che ha rivoluzionato diversi concetti classici della fisica e ha avuto conseguenze di portata epocale anche nel nostro vivere quotidiano, si sia affermata nella cultura scientifica a seguito di una particolare verifica sperimentale (lo scrivente accenna a una esperienza effettuata da un certo Burcherer, di cui in realtà non sono al corrente) significa non avere coscienza di quelli che sono i meccanismi con cui procede la ricerca scientifica.

In breve. La teoria della relatività speciale ha avuto innumerevoli riscontri sperimentali in tutti i suoi aspetti, anche quelli meno intuitivi: dilatazione dei tempi, contrazione degli intervalli, trasformazione massa-energia. Da mezzo secolo, inoltre, con l'invenzione degli acceleratori di alta energia, si è potuto disporre di corpi (elettroni, protoni, nuclei vari) accelerati fino a raggiungere velocità prossime a quella della luce (mai uguale, per un corpo dotato di massa la velocità della luce resta una velocità limite) e tutte le previsioni della teoria della relatività speciale sono state verificate con livelli di precisione sbalorditivi anche in quelle situazioni estreme, lontanissime dalla realtà del mondo che ci circonda.

Franco Bradamante Dipartimento di Fisica, Università di Trieste

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