L'evoluzione del clima

Se possibile vorrei conoscere le ipotesi sul cambiamento climatico. Cosa pensano che succederà all'Italia o all'Africa tra un paio di anni visto che i ghiacciai si stanno sciogliendo e che piano piano il clima sta cambiando?

Jessica Baiss
20 novembre 2004
Penso che la cosa più sensata a fronte della vastità degli argomenti tirati in ballo dalla domanda sia quella di puntualizzare in modo schematico alcune evidenze, da cui sia poi possibile trarre delle deduzioni.
Le evidenze sono le seguenti:

1. La temperatura della Terra (dopo la fase calda dell'Alto Medioevo e quella fredda protrattasi grossomodo dal 1500 al 1850) ha iniziato a salire dalla seconda metà dell'800 guadagnando circa 0,6 °C negli ultimi 100 anni. Il Ventesimo secolo, dal canto suo, ha presentato una prima fase calda con apice negli anni '20 -'30, un successivo raffreddamento nel periodo '50 – '80 e un nuovo e più intenso riscaldamento dal 1980. Tale andamento è perfettamente coerente con la crescita dell'attività del Sole, in atto fin dal 1800, mentre è solo in parte coerente con la crescita dell'anidride carbonica in atmosfera che comunque non spiega il calo delle temperature globali osservato fra il 1950 ed il 1980.

2. La fase che stiamo vivendo (e che vede l'Eurasia fra le aree soggette al più attivo riscaldamento a livello globale) non è, secondo vari studiosi, la fase più calda in assoluto dell'ultimo periodo interglaciale. Fra il 5000 ed il 2500 a.C. ha avuto luogo infatti una fase particolarmente calda, con valori fino a 3-4 °C oltre quelli attuali. L'ipotesi più probabile è che, in quella fase nota come optimum climatico post-glaciale, i ghiacciai alpini siano completamente scomparsi per poi ricomparire nella fase più fredda successiva.

3. L'andamento termico sopra descritto è il risultato del sistema climatico, macchina meravigliosa che è forse il sistema più complesso presente sul nostro pianeta; ne fanno parte infatti l'atmosfera, gli oceani, le terre emerse, i ghiacci continentali e oceanici nonché gli esseri viventi. Conseguenza di tale complessità è il fatto che della macchina del clima conosciamo una ben piccola parte (forse il 10 - 20% dell'affresco complessivo). Ad esempio, non abbiamo ancora oggi una teoria consolidata che spieghi l'effetto dell'attività solare sul clima così come non abbiamo una teoria in grado di descrivere i meccanismi che regolano l'alternanza dei periodi glaciali e interglaciali che rappresentano la principale ciclicità climatica terrestre.

4. La macchina del clima è sul pianeta da alcuni miliardi di anni e dispone di tutta una serie di "valvole di sicurezza" (in gergo meccanismi di feed-back) in grado di prevenire l'eccessivo riscaldamento o raffreddamento. Una tipica valvola di sicurezza contro il riscaldamento è, ad esempio, quella per cui un aumento di temperatura del pianeta provoca un aumento dell'evaporazione dagli oceani e un incremento di copertura nuvolosa, che dà luogo a sua volta a un calo delle temperature. Quante di queste valvole ci sono ancor oggi ignote?

5. Lo studio del passato ci dice che il clima europeo è assai stabile. Proprio da tale stabilità deriva il fatto che l'agricoltura, giunta in Europa fra 8000 e 5000 anni orsono, abbia potuto mantenersi per un così lungo tempo, mentre nelle zone d'origine (ad esempio l'attuale Iraq) è da secoli scomparsa anche a seguito di cambiamenti del clima.

Queste le premesse. Occorre qui dire che oggi si tenta di prevedere il futuro del sistema climatico con l'ausilio di modelli matematici che descrivono detto sistema dando come risultato dei valori di radiazione, pressione, temperatura, precipitazione ecc. per un futuro più o meno remoto (fino a 50 - 100 anni da oggi e oltre). A tale riguardo è a tutti noto che la maggior parte di tali modelli prevedono per i prossimi anni un ulteriore progressivo riscaldamento a livello globale ed europeo e tali indicazioni non sono affatto da trascurare. Tuttavia le considerazioni esposte in premessa mi portano a pensare che, aldilà di ogni previsione, il clima del futuro sia in larga misura nelle mani di Dio, il che non è sicuramente un male.

In sostanza, oggi come ieri, in climatologia si naviga a vista e da ciò deriva che sarebbe oggi più che mai necessario:

1. mantenere l'atmosfera terrestre e le altre componenti del sistema il più possibile inalterate, in modo da evitare effetti indesiderati e del tutto imprevisti;

2. disporre di servizi meteorologici efficienti e ben organizzati in grado di avere costantemente il polso della situazione intervenendo tempestivamente a fronte di situazioni anomale (siccità, anomalie calde o fredde ecc.);

3. lanciare programmi di ricerca di lungo periodo che ci consentano di fare finalmente un decisivo passo avanti nella comprensione dei meccanismi della macchina del clima.

Luigi Mariani Associazione Italiana di Agrometeorologia (AIAM), Milano

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