Lo spazio iperobolico di Minkowski

Vorrei sapere qualcosa in più della concezione di spazio iperbolico di Minkowski.
Viet Y Kati Gerola
16 novembre 2004
Nello spazio a tre dimensioni spaziali, in cui viviamo, siamo abituati alla geometria Euclidea. Immaginiamo per semplicità di disegnare solo due dimensioni sul piano (X e Y) e di chiederci quali siano le coordinate dei punti che hanno tutti la stessa distanza d dall'origine (origine: X = 0, Y = 0). La risposta è molto semplice: sono i punti della circonferenza di raggio d e centro l'origine, le cui coordinate soddisfano quindi la condizione

X2 + Y2 = d2

che, in sostanza, è anche il teorema di Pitagora. Se scelgo un sistema di riferimento diverso con assi X'e Y' ma con la stessa origine, la circonferenza resta identica e vale

X'2 + Y'2 = d2

La relatività speciale di Einstein (ma anche di Minkowsky, Poincaré, Lorentz e tanti altri che hanno dato il loro contributo) ci impone di considerare il tempo alla stregua delle altre coordinate spaziali. È un cambiamento radicale della nostra intuizione imposto dalla costanza della velocità della luce nel vuoto: il giudizio sulla simultaneità di due eventi dipende dall'osservatore.

Facciamo un esempio: immaginiamo di vedere nella notte esplodere dei fuochi d'artificio a distanza da noi e in posti diversi. Diremo che due esplosioni sono simultanee se le vediamo nello stesso istante: ma un osservatore in moto veloce, purché uniforme, rispetto a noi non le vedrebbe nello stesso istante!

Viviamo dunque in quattro dimensioni: le tre spaziali più il tempo che dipende anch'esso dall'osservatore; i punti in questo spazio sono gli eventi . Di nuovo, per semplicità, limitiamoci a due dimensioni che possiamo disegnare su di un piano ma, questa volta, uno degli assi coordinati sia quello del tempo (X,T). I punti del piano che corrispondono agli eventi di un raggio di luce che parte dall'origine sono sulla retta X = cT dove c è la velocità della luce. Per praticità grafica possiamo pensare di utilizzare un asse dei tempi su cui segniamo cT: in questo modo i raggi luminosi che partono dall'origine sono le bisettrici dei quadranti del sistema di assi (X,cT).

In questo piano un evento "è quello che è” ma se lo considero come appare a un altro osservatore in moto (un altro sistema di assi, eventualmente non ortogonali) sarà caratterizzato da altre coordinate (X',cT'). Per rispettare la costanza della velocità della luce per i due osservatori dovrà restare invariata la quantità:

c2 T2 - X2 = S2 = c2 T'2X'2

che chiamerò l'intervallo, al quadrato, tra l'evento considerato e l'evento origine.
Se si confronta con il caso Euclideo, citato all'inizio, ora i punti che sono allo stesso intervallo dall'origine disegnano dei rami di iperbole equilatera contenuti tra le bisettrici degli assi di partenza. La “distanza” non è più la somma dei quadrati delle coordinate, come nel caso della circonferenza, ma è l'intervallo.
La struttura dello spazio a quattro dimensioni di Minkowsky è caratterizzata proprio da questa proprietà di invarianza dell'intervallo. Una discussione introduttiva si può trovare su un vecchio libro di Max Born La sintesi Einsteiniana, Boringhieri editore.

Roberto Pettorino Dipartimento di Scienze Fisiche, Università di Napoli

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