effettivamente Doppler (come nel caso di Andromeda), mentre in quelli lontani prevale la dilatazione spaziale di tipo cosmologico. Mi sembra ci sia qualcosa che non va. Se vi è una dilatazione intrinseca dello spazio o dello spazio-tempo, la dilatazione (pur piccolissima) dovrebbe riguardare anche lo spazio compreso fra molecole, fra atomi, fra particelle subatomiche e anche il loro interno, se hanno una dimensione spaziale. Quindi dovrebbe dilatarsi anche il metro in base al quale diciamo che gli oggetti sono distanti da noi una certa quantità K; ne ricaverei che gli omini bidimensionali sul palloncino possono sì capire di vivere su una superficie curva, e cioè non euclidea (anche solo disegnando triangoli e misurandone gli angoli), ma non possono rendersi conto di nessuna espansione di tipo cosmologico attorno a loro, proprio perchè tutto lo spazio si sta dilatando.
In conclusione, andando a misurare la distanza fra noi e un determinato quasar col metro campione non dovremmo rilevare nessuna variazione di distanza fra oggi e alcuni miliardi di anni fa, se non dovuta a un effettivo spostamento relativo in senso classico fra i vari oggetti. Non credo certo di poter essere io a sconvolgere le attuali teorie cosmologiche, e quindi ne deduco che il mio ragionamento non tiene conto nella sua banale semplicità di tutti i parametri in gioco e pertanto è errato o inadeguato. Dove?
Su scale più piccole, per esempio all'interno di una galassia, le stelle, i pianeti e il gas diffuso modificano la struttura dello spaziotempo, la quale non si espande. Quindi, gli omini sul palloncino, non espandendosi assieme all'espansione cosmologica, la percepiscono proprio come un allontanamento delle altre galassie.