Uno dei punti cardine del “metodo Bates” è la lettura di caratteri di stampa più piccoli possibile. Questa pratica provocherebbe un rilassamento visivo di notevole entità soprattutto nei pazienti con una miopia molto elevata.
Altri fondamenti di questa teoria sono il palming, cioè il coprire gli occhi con il palmo della mano per rilassare il sistema visivo, lo swinging, cioè l'osservare il movimento relativo degli oggetti e il sunning (guardare il sole a occhi chiusi dondolando la testa).
Bates dà inoltre molta importanza alla memoria dell'immagine degli oggetti per migliorare l'acuità visiva e allo sketching cioè alla “centralizzazione” di un immagine di dimensioni estremamente ridotte o di un singolo particolare dello stesso oggetto sulla fovea.
Per avere una chiara visione del “metodo Bates” è opportuno leggere i testi originali completi scritti da W.H. Bates. Purtroppo molti dei libri scritti successivamente hanno completamente travisato il suo lavoro; perciò è di estrema importanza la lettura di opere realizzate da persone che sono state a stretto contatto con lui. Altri autori, hanno scritto testi importanti per la comprensione del metodo ideato da Bates, altri ne hanno ritrasmesso invece una visione distorta, al punto che oggi si chiama “metodo Bates” quello che non lo è affatto!
“Perfect sight without glasses”- The cure of imperfect sight by treatment without glasses - del1920 è la prima grande pubblicazione di Bates. In questo testo, sostanzialmente di divulgazione scientifica, egli effettua la trattazione completa del suo lavoro. L'unica vera importante rettifica apportata da Bates al suo libro, tramite le pubblicazioni successive delle riviste, riguarda il sunning.
Un importante ausilio per la comprensione di questo metodo è dunque fornito dalle riviste Better eyesight magazine (luglio 1919 - giugno 1930). Lo scopo di queste riviste era quello di estendere la conoscenza del metodo, oltre che migliorarne la comprensione, al grande pubblico.
Better sight without glasses è una edizione condensata tratta da Perfect sight without glasses, edita dopo la morte di Bates, da sua moglie, la sua ex assistente Emily C. Lierman.
In Storie dalla clinica (1926) di Emily C. Lierman sono riportati i casi più significativi trattati con il metodo Bates.
Un altro testo affidabile, scritto da una stretta collaboratrice di Bates, è Help yourself to better sight (1949) di Margaret Darst Corbett. Un libro che pone l'accento sulla prospettiva psicologica del metodo è The art of seeing di Aldous Huxley. Alcuni concetti espressi qui potrebbero risultare a loro volta ostici, e taluni anche secondari. Ma questo libro è utile per avere una visione prospettica completa sul vero metodo Bates.
Egli scrisse questo libro, come si legge nella prefazione, per un debito di riconoscenza verso Bates stesso, che attraverso il suo metodo lo aveva salvato dalla cecità (dai molti consulti, tutti senza speranza, era arrivato il consiglio di imparare il Braille…).
Altri testi utili ad approfondire e a comprendere ulteriormente il lavoro portato avanti da Bates sono: Mind and vision (1935) di R.S. Agarwal, Yoga of perfect sight (1971) di R.S. Agarwal, Relearning to see di Thomas R. Quackenbush.