Ciò ha l'effetto di eliminare in gran parte il frenamento per attrito da parte dell'acqua, che può superare quello in aria quasi di mille volte, giacché tale è appunto, grosso modo, il rapporto tra la densità dei due mezzi. Un corpo che avanza in un mezzo ambiente diverso dal vuoto incontra una resistenza che dipende, oltre che dalla forma aerodinamica del veicolo, dalla viscosità del mezzo, la quale a sua volta, com'è intuibile, cresce con la sua densità.
Scienziati del Naval Undersea Warfare Center in Newport, Rhode Island, hanno dimostrato qualche anno fa che il lancio subacqueo di un proiettile supercavitante ha consentito velocità di circa 1500 metri al secondo, come dire quasi cinque volte la velocità del suono. Le prospettive militari sono terrificanti: basta immaginare navi da guerra e sommergibili (che già potrebbero muoversi assai più velocemente di oggi) lanciarsi siluri sommersi che viaggiano a velocità supersoniche, quasi come in una battaglia tra aeroplani che avviene nel cielo. Un aspetto positivo invece potrebbe essere lo sminamento di porti, che con proiettili supercavitanti potrebbe essere effettuato a distanza da bordo di aerei o elicotteri con rischi trascurabili rispetto agli attuali.
Una delle difficoltà incontrate dai veicoli supercavitanti si incontra allorché essi debbono operare delle virate. L'involucro gassoso viene deformato e il corpo del natante può venir localmente "bagnato", con bruschi e deleteri effetti di frenata. Questi inconvenienti dovrebbero potersi superare con una ricca dotazione di sensori e dispositivi di alta tecnologia digitale capaci di garantire i necessari effetti di compensazione nella distribuzione dello strato gassoso.