In generale è ipotizzabile che le civiltà antiche fossero a conoscenza della proprietà di ingrandire utilizzando oggetti di vetro di forma particolare ma non ne fecero uno studio particolare o un utilizzo sistematico, forse a voler significare la difficoltà di accettare delle immagini colte in modo indiretto dall'occhio. Inoltre lo sviluppo degli strumenti ottici rimane legato a quello dell'arte vetraria e, in particolare, alla possibilità di ottenere del vetro trasparente e incolore.
Analizzando la storia del vetro, iniziata 2500 anni prima della nascita di Cristo, si vede come occorsero diversi secoli per arrivare al vetro incolore (primi secoli dell'era cristiana) e l'inizio del secondo millennio per raggiungere un sufficiente grado di purezza atto a sviluppare strumenti ottici. Alcuni riferimenti storici all'uso del vetro per schermare la luce o per ingrandire le immagini citano la pietra verde utilizzata da Nerone (per schermare la luce o per correggere la vista?) e l'uso di monocoli fatti di pietre preziose che, secondo alcuni, risale all'Oriente babilonese.
È probabile che l'invenzione e lo sviluppo della lente d'ingrandimento si situi attorno al XI secolo per opera di un fisico e matematico egiziano di nome Ibn Al-Haytham (conosciuto in Occidente con il nome di Alhazen) (965-1039) che studiò a lungo il comportamento della luce.
In Europa, tra i personaggi che per primi hanno sviluppato le conoscenze sulle lenti, vi sono gli inglesi Robert Grosseteste (1175-1253) e Ruggero Bacone (1124-1194). L'applicazione delle lenti per la correzione della vista avviene comunque alla fine del XIII secolo; in particolare, secondo due testi (La science moderne – de 1450 à 1800 di René Taton, Ed. quadrige/ Presse Universitaires de France 1994 e Storia delle scienze di Rinaldo Pittoni, Edizioni ST.E.N, Torino, 1913), l'invenzione degli occhiali con lenti biconvesse si situa attorno al 1285. Entrambi sostengono che essa sia attribuita, senza ragione, a Ruggero Bacone. Pittoni indica infatti che i primi documenti scritti che riportano l'uso degli occhiali sono di origine toscana e cita il fiorentino Salvino degli Armati e il pisano Alessandro Spina come i possibili inventori. Egli attribuisce inoltre al napoletano Gianbattista della Porta un trattato sistematico sul funzionamento delle lenti pubblicato nel 1589 (Magia naturalis).
Anche il libro di Chiara Frugoni Medioevo sul naso (Ed. Laterza, 2001), riporta documenti latini e illustrazioni secondo i quali l'uso degli occhiali si diffuse alla fine del 1200 e cita Alessandro della Spina (morto nel 1313) che viene però indicato come fabbricatore di occhiali (che non avrebbe inventato, ma solo imitato). Questo personaggio però viene citato solamente in documenti del tardo '600 da Dati (discepolo di Galileo) e Francesco Redi e non ci sono fonti dirette in questo senso.
Salvino degli Amati invece sembra essere il frutto dell'invenzione di un certo Ferdinando del Migliore nel 1684, un falso storico scoperto solo nel 1925 (ed esisteva anche una falsa tomba e una scuola a lui dedicata!). Nel 1300 comunque gli occhiali erano di uso abbastanza comune e a Venezia vengono citati anche in ordinanze e decreti.
Come si vede si tratta di un tema controverso che vede l'intreccio dello sviluppo tecnologico dell'arte vetraria da parte d'artigiani di diversi paesi con quello scientifico segnato da personaggi importanti, che oltre alle applicazioni pratiche hanno cercato di sviluppare delle teorie generali sul comportamento della luce.