Nonostante ciò, anche la luce mostra un comportamento corpuscolare che può essere messo in evidenza analizzando opportunamente la statistica dei conteggi degli elettroni (cioè dei click) nel rivelatore. Esperimenti di questo tipo, sebbene in realtà basati su conteggi di elettroni, sono chiamati esperimenti di fotoconteggio perché l'analisi dei dati (i click) è compatibile solo assumendo che la luce ceda la sua energia al fotocatodo in quanti hν (dove h è la costante di Planck e ν la frequenza dell'onda luminosa associata al fotone).
Ogni quanto di energia corrisponde a un fotone. Questa interpretazione a quanti del processo fotoelettrico diede il Nobel a Einstein. In alcune situazioni sperimentali la luce si comporta come se fosse effettivamente composta di particelle singole non interagenti tra loro (i fotoni, appunto) ciascuna con un singolo quanto hν di energia. Oltre che nei fotoconteggi, il comportamento corpuscolare della luce si manifesta nell'emissione spontanea degli atomi, nell'effetto Compton e in molte altre situazioni.
In altri casi, però, il comportamento prevalente della luce è quello di onda elettromagnetica: quest'aspetto, peraltro, fu il primo a essere scoperto alla fine dell'Ottocento e ha dato luogo alle sbalorditive applicazioni dell'elettromagnetismo.
L'aspetto ondulatorio della luce è evidente nell'irraggiamento e ricezione delle onde radio e televisive, nei colori dell'arcobaleno ma soprattutto nell'interferenza ottica, fenomeno cosiderato paradigmatico di tutti i processi ondulatori. Due fasci di luce sovrapposti possono, in certe condizioni, interferire, producendo zone di luce intensa e zone di buio nella regione di sovrapposizione.
In realtà due fasci di particelle sovrapposti non danno luogo a zone dove le particelle sono assenti e altre in cui sono più concentrate. L'interferenza si spiega facilmente ammettendo che la luce sia costituita da onde elettromagnetiche, ma risulta difficile giustificarla nel caso di una natura corpuscolare della luce. D'altra parte, processi come l'effetto fotoelettrico, e il conteggio di fotoni, sono difficilmente spiegabili pensando alla luce come onda elettromagnetica.
Non resta che concludere che, a volte, la luce si comporta come se fosse costituita da onde elettromagnetiche (fenomeno dell'interferenza); in altri casi invece si comporta come costituita da fotoni (effetto fotoelettrico). In questo doppio aspetto comportamentale consiste il dualismo onda-particella.
Si trova poi che anche gli elettroni (e tutte le altre particelle) pur essendo dotati di massa possono mostrare, in opportune condizioni, un comportamento ondulatorio (inteferire, cioè, come la luce) oltre che quello corpuscolare, ben noto.
Il dualismo onda-particella è universale. La teoria che rende conto di questo duplice comportamento della Natura è la Meccanica quantistica detta anche, non a caso, Meccanica ondulatoria.