È utile richiamare brevemente i punti essenziali di tale questione. Come è ben noto Newton aveva considerato un secchio contenente del liquido e legato a una fune fortemente attorcigliata. Finché il secchio veniva trattenuto in modo da restare immobile il liquido rimaneva in quiete e la sua superficie restava piana e orizzontale. Tuttavia, se si lasciava andare il secchio in modo che esso fosse fatto ruotare dalla fune attorcigliata, si osservava che non appena il moto di rotazione veniva trasmesso al liquido, esso si ritraeva dal centro del secchio, sollevandosi verso i bordi. Il sollevamento era massimo allorché il liquido aveva acquistato per intero la velocità di rotazione del liquido ed era dunque tornato immobile rispetto al secchio.
Da questi fatti Newton aveva tratto la conclusione che le forze centrifughe responsabili del sollevamento del liquido non potevano ricondursi allo stato di moto relativo del liquido rispetto al secchio, e che la spiegazione razionale di tali forze poteva solo risiedere nello stato di rotazione del liquido stesso rispetto allo spazio assoluto. Mach aveva appunto criticato questa conclusione di Newton, osservando che l'esperimento dimostrava in realtà che sul liquido non agivano forze centrifughe finchè esso restava in quiete rispetto non a un fantomatico spazio assoluto, quanto piuttosto rispetto alle stelle fisse. Nessuno poteva sapere come sarebbero invece andate le cose, continuava Mach, se le pareti del secchio avessero avuto uno spessore di molti chilometri.
Lense e Thirring ripresero la questione sollevata da Mach nel contesto delle teoria di Einstein. A tal fine essi considerarono, in luogo di un secchio, un guscio sferico di massa M e raggio interno R, ruotante con velocità angolare costante Ω, rispetto a un osservatore inerziale posto all'infinito. Mediante un calcolo matematico, troppo complesso per essere spiegato qui, essi trovarono che un osservatore inerziale posto nel centro della sfera, avrebbe ruotato intorno allo stesso asse del guscio, con una velocità angolare ω proporzionale a M e a Ω e inversamente proporzionale a R.
Dunque, il guscio sferico trascina parzialmente l'osservatore nel suo moto di rotazione. Nel 1965, Brill e Cohen hanno mostrato che, se la massa del guscio sferico diventa grande, la velocità di rotazione dell'osservatore tende a coincidere con quella del guscio sferico, e così il trascinamento diventa totale. La conclusione di tali studi è che la teoria di Einstein va perlomeno incontro alla visione di Mach, in base alla quale lo spazio assoluto non esiste e la causa dei fenomeni meccanici deve risiedere nello stato di moto relativo delle parti della materia. È necessario precisare però che la questione di una precisa formulazione del principio di Mach e il fatto che la relatività generale sia o no consistente con tale principio, sono entrambi ancora controversi.
Riguardo ai viaggi nel tempo, non ritengo che esista un nesso con la questione del trascinamento dei sistemi inerziali da parte delle masse in moto.