La teoria del "campo PSI"

Ho letto il libro di Ervin Laszlo Olos. L'autore, dopo aver esposto quelli che potremmo definire "problemi aperti" in campo cosmologico, quantistico, biologico e psicologico, propone la Teoria del campo PSI. Vorrei sapere cosa ne pensate delle problematiche sollevate da Laszlo e della soluzione da lui proposta.
Massimiliano Giberti
17 agosto 2004
Le interessanti argomentazioni di Ervin Laszlo riguardo al campo Psi, un concetto da lui introdotto già diversi anni fa e sintetizzato in versione divulgativa nel suo ultimo libro Olos, possono a mio giudizio essere suddivise in tre blocchi, che vanno affrontati con precauzione crescente:

1) il primo blocco riassume tutta una serie di anomalie, note da tempo agli addetti ai lavori, che affliggono svariati campi della scienza, dalla Cosmologia alla Fisica quantistica, dalla Biologia alla Psicologia. Queste enigmatiche anomalie sono, per la maggior parte, delle evidenze sperimentali con le quali gli scienziati (sia pur, talvolta, con riluttanza) sono costretti a dover fare i conti;

2) il secondo blocco riguarda l'ipotesi di Laszlo secondo la quale il cosiddetto "vuoto quantistico", che in realtà è un plenum di energie virtuali particolarmente insidioso per i teorici del settore (che devono "rinormalizzarne" gli effetti nei loro calcoli), debba essere considerato un nuovo "Campo energetico universale" che, registrando "olograficamente" l'evoluzione della materia nello spazio e nel tempo, consentirebbe di risolvere gli enigmi esaminati nel primo blocco. Questa ipotesi non è ancora pienamente accettata dalla scienza ufficiale, per una serie di ragioni che lo stesso Laszlo esamina in un suo precedente libro (Alle radici dell'Universo, Sperling & Kupfer) e che in parte hanno a che fare con una sorta di endemica allergia della scienza post-einsteiniana al concetto di etere.

3) nel terzo blocco, certamente il più speculativo, Laszlo cerca di trarre alcune particolari conclusioni derivanti dall'introduzione del campo Psi come principio esplicativo universale. È chiaro che qui l'autore si spinge ben oltre i confini della scienza attuale, tentando di rispondere a domande fondamentali sulla vita, la morte, il destino e la natura di Dio. La trattazione assume così toni più squisitamente filosofici, rischiando talora di sconfinare su tematiche che i detrattori definirebbero New-Age. Ma è, quest'ultima, una critica che un pensatore del calibro di Laszlo, a mio giudizio, non merita affatto.

Anche se le sue tesi non sono state ancora pienamente riconosciute dalla ortodossia scientifica, che di solito non ama troppo le incursioni dei filosofi nei propri domini e comunque ha bisogno di tempo per metabolizzare le novità (specie se di grossa portata, come in questo caso), egli ha elaborato un maestoso affresco che merita sicuramente tutta l'attenzione dei ricercatori.
Anche perchè, e concludo, al di là delle conferme sperimentali che potranno o meno giungere nei prossimi anni, quella di Laszlo promette di essere ben più che una costruzione teorica destinata a rimanere relegata nelle torri d'avorio dei centri di ricerca accademici. Essa reca con sè una nuova visione sistemica della natura, della mente e della coscienza che, in un epoca di profondi mutamenti e instabilità quale quella che stiamo attualmente vivendo, sembra più che mai necessaria per sviluppare in noi quella saggezza e quel senso di responsabilità di cui abbiamo urgente bisogno (quest'ultimo tema è approfondito nel bel libro di Laszlo, Terzo Millennio: la Sfida e la Visione, Corbaccio Editore).

Alessandro Pluchino Cactus Group (Chaos And Complexity Theoretical University Study Group), Dipartimento di Fisica e Astronomia dell'Università di Catania
Keywords: sistemi complessi

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