La tossicità dei cristalli liquidi

Vorrei sapere se il materiale con cui sono prodotti i display a cristalli liquidi sono tossici. In caso di rottura di un video e successivo contatto o inalazione possono essere pericolosi per la salute?
Daniela Bertoldi
19 luglio 2004
La rapida evoluzione della tecnologia dei display a cristalli liquidi rende impossibile dare un risposta precisa a questa domanda, dato che sotto la sigla di LCD si ce lano molte tecnologie diverse tra loro.
I display a cristalli liquidi sono realizzati impiegando particolari molecole organiche aventi proprietà assai particolari in grado di fargli assumere un ordinamento lungo un asse in presenza di campi elettrici. Si tratta di molecole come il benzoato di colesterile, la cui tossicità per contatto e inalazione è decisamente moderata.

Non è tuttavia da escludere che i display piatti con cui la nostra lettrice possa avere a che fare si basino su una tecnologia OLED (Organic light emitting diode, cioè diodi organici a emissione di luce). In questi sistemi i cristalli liquidi sono spariti e le uniche sostanze con cui si entra in contatto aprendoli (o rompendoli) sono materiali plastici, metalli e semiconduttori.

Comunque le sostanze organiche presenti nei display a cristalli liquidi sono nella forma di film sottili e, in ogni caso, in quantitativi talmente irrisori da rendere non sostanziali le preoccupazioni re lative alla loro eventuale tossicità. Inoltre, al fine di evitare problemi connessi con il futuro smaltimento di questi schermi, a livello internazionale la normativa ha imposto norme severe re lative ai materiali che possono essere impiegati nella saldatura o in altre parti del dispositivo.

Pertanto, pur non essendo in grado di dare una risposta definitiva sull'argomento, vorrei rassicurare la nostra utente. In ogni caso, per ulteriori informazioni è comunque possibile fare riferimento al sito web del produttore, che normalmente riporta informazioni sullo smaltimento del display (e quindi sulla pericolosità chimica di ciò che lo costituisce).

Dario Narducci Dipartimento di Scienza dei Materiali, Università di Milano Bicocca

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