Anni fa lessi di un ingegnere francese che estraeva gas metano dalla fermentazione di materiale organico vegetale. Seppi poi che anche in Italia si facevano dei tentativi simili utilizzando materiale organico di natura animale. Come mai non se ne sente più parlare? Come si ottiene gas metano dalla fermentazione?
Mi sembra però che la domanda richieda una risposta non solo tecnica sul processo di fermentazione anaerobica e vorrei subito smentire l'affermazione fatta: non è vero che non se ne parla. Di questo argomento, oltre a giornali e settimanali, ne ha parlato più volte anche la trasmissione televisiva “Report” di Rai3. Vediamo con ordine alcuni aspetti:
1) Una statistica indica in circa il 15% la produzione di energia da biomasse su scala mondiale. Questa percentuale però si distribuisce in modo molto peculiare: i valori più alti si riscontrano nei Paesi cosiddetti in via di sviluppo (mediamente il 38%) e in quelli del nord Europa (18% di Svezia e Finlandia). Negli Stati Uniti solo il 3% e in Italia solo il 2% dell'energia è prodotta da biomassa.
2) È quindi vero che l'Italia è tra le nazioni con un bassissimo utilizzo di energia da biogas; è anche vero che l'Italia utilizza pochissimo le altre fonti alternative (eolica, solare ecc.). Allora, è evidente, la questione si sposta sul piano di politica energetica: perché tante centrali termoelettriche a combustibili fossili (carbone e petrolio)? La risposta banale è che quelle già ci sono, gli altri impianti bisogna costruirli e gli investimenti in Italia sembrano un sogno da paesi ricchi e intelligenti.
3) L'applicabilità in concreto di un processo biotecnologico, quale la produzione di biogas, richiede una parametrizzazione adatta al materiale da fermentare che non è quasi mai di composizione standard. Questo richiede trattamenti e condizioni di operatività spesso difficili da standardizzare. Il semplice smaltimento differenziato dei rifiuti urbani (quanti cittadini lo fanno?) agevolerebbe la possibilità di inviare il rifiuto organico in un impianto di fermentazione di biomassa. Comunque, esistono anche in Italia impianti che in diversi comuni producono energia elettrica utilizzando biogas (sia da trattamento di rifiuti urbani che agricoli). È anche vero che questi impianti sono di dimensioni medie e non sempre la loro gestione viene valutata in termini di benefici complessivi (sviluppo sostenibile, risparmio energetico, ecc.). Per citare una notizia a livello europeo: la città di Lille (Francia) ha recentemente cercato partners (comuni, società, enti di ricerca) per un progetto a scala europea per utilizzare nel trasporto di autobus urbani il biogas da rifiuti organici.
4) Ultima considerazione: sui giornali e in televisione rimbalza spesso la protesta di cittadini che non vogliono nel loro comune impianti del genere. Invece il problema non esiste nei piccoli comuni in cui la gestione anche finanziaria dell'impianto produce un diretto benessere energetico ai cittadini. In altre parole, il monopolio dell'energia elettrica ci fa consumare un prodotto che a noi sembra pulito (i costi ambientali di produzione sono nelle centrali); dovremmo invece abituarci all'idea di consumare in modo razionale un'energia di cui paghiamo direttamente sia i costi di produzione sia i costi ambientali.
Infine è doverosa una annotazione: i pareri espressi sono del tutto personali (e quindi ne rispondo in prima persona), ma le cifre fornite sono ufficiali e contenute anche in un sito ENEL in cui si concorda con la necessità di incrementare l'uso di energie alternative. Forse sta cambiando qualcosa?