Stati mentali

Quali sono, se ce ne sono, i risultati neuroscientifici a favore della teoria della realizzabilità multipla del mentale?

Gloria Galloni
3 luglio 2004
La tesi della realizzabilità multipla sul piano scientifico trova alimento soprattutto dalla nascita dell'intelligenza artificiale. È possibile costruire agenti cognitivi artificiali? Se sì, è chiaro che essi avranno una differente base fisica rispetto agli esseri umani.

Più in generale è il funzionalismo computazione della prima scienza cognitiva che suggerisce l'indipendenza del pensiero dalla realizzazione materiale.
La neuroscienza tendenzialmente si è mossa in direzione opposta, cercando di indagare le basi o i correlati neuronali di specifiche funzioni e quindi ancorando il mentale a una specifica realizzazione. Ovviamente questa è solo una tendenza, che conosce eccezioni anche se oggi, col crescere delle ricerche sul cervello, questo legame tra conoscenza della mente e conoscenza di meccanismi neuronali specifici sembra rafforzarsi.

Questo non significa che la tesi della realizzabilità multipla sia tramontata. Per esempio è possibile considerare il seguente ragionamento:

1. Esseri viventi con differenti strutture cerebrali possono avere stati mentali simili (paura, desiderio ecc.).

Quindi

2. La struttura fisica non è essenziale al possesso di un certo tipo di stato mentale.

Il punto 1 si compone di due parti. La prima è empirica: esseri viventi diversi hanno diverse strutture cerebrali. La seconda è più filosofica: malgrado la differenza di struttura cerebrale è (talvolta) ragionevole attribuire loro lo stesso tipo di stati mentali. Infine la platisticità del cervello può essere invocata per un argomento simile riservato agli indivui della stessa specie: esseri umani con strutture cerebrali distinte hanno gli stessi tipi di stati mentali.

In effetti è mia opinione che in senso lato il funzionalismo (e la realizzabilità multipla che ne deriva) non sia confutato dagli sviluppi della neuroscienza. È però vero che col diminuire della centralità dell'intelligenza artificiale nella scienza cognitiva (a vantaggio delle neuroscienze), questa prospettiva appare meno diffusa e meno attraente per molti ricercatori.

Per approfondimenti bibliografici:

W. Bechtel, A. Abrahansen, G. Graham, Menti, cervelli e calcolatori. Storia della scienza cognitiva, a cura di M. Marraffa, Laterza, Roma-Bari 2004.

Michele Di Francesco Facoltà di Filosofia, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano

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