Il quoziente emotivo

Si sente parlare sempre più spesso d'intelligenza emotiva e di quoziente emotivo. Ma cosa si vuole intendere esattamente quando si parla di quoziente emotivo e in che modo è misurabile?
Cristiana Rosella Alegiani
4 giugno 2004
Alla fine dello scorso secolo è stata elaborata la concezione dell'Intelligenza Emotiva, diffusa da D. Goleman (1996), che ha approfondito il rapporto tra mente razionale e mente emozionale evidenziando il suo contributo al benessere psicologico.
Le basi anatomiche delle emozioni sono state rintracciate nelle strutture celebrali più primitive e precisamente nel sistema limbico, a cui giungono gli input ambientali prima di raggiungere le aree superiori della corteccia che si collegano con la razionalità. È stato ipotizzato un continuo coinvolgimento delle strutture affettive prima che lo stato di attivazione si propaghi in aree superiori: ne consegue una concezione dell'intelligenza emotiva come una capacità (meta-abilità) che consente di servirsi di altre abilità superiori attraverso la gestione dell'esperienza emotiva.

L'Intelligenza Emotiva è costituita da cinque abilità che vengono stimate per la valutazione di un Quoziente emotivo:

- consapevolezza emotiva (capacità di comprendere le proprie emozioni e distinguerle);
- Il controllo emotivo (controllo di impulsi, emozioni e aggressività etero e auto diretta);
- La capacità di sapersi motivare (capacità di reagire attivamente alle frustrazioni e dirigere le emozioni verso un obiettivo);
- l'empatia (capacità di riconoscere e condividere punti di vista ed emozioni altrui);
- gestione efficace delle relazioni interpersonali (capacità di comunicare con gli altri e negoziare i conflitti tendendo alla risoluzione delle situazioni).

Buoni livelli globali di intelligenza emotiva, per la presenza delle abilità suddette, concorrono a favorire condizioni generali di benessere e di successo. Allo stesso modo difficoltà emotive generali possono tradursi in situazioni di malessere che possono essere transitorie a sfociare in disturbi mentali.
Esaminando e valutando le funzioni di una singola dimensione emotiva, è possibile esprimere un quoziente emotivo collegandolo con il benessere psicologico o con il disagio psichico.

L'espressione “quoziente” che viene utilizzato in questo caso è ricavata dalla più diffusa scala di misurazione dell'intelligenza, quella di Wechsler, in cui si parla di Quoziente Intellettivo (QI)[1].
Una proposta per la misurazione del quoziente emotivo è quella di Filliosat Isabelle (2002 Edizioni PM).
Personalmente ritengo valida la definizione di M. Torre (1985) dell'intelligenza vista come la parte quantificabile del pensiero e mi pongo criticamente di fronte all'espressione numerica di aspetti emotivi-relazionali-sociali che sono qualitativi. Si comprende tuttavia come l'aspirazione di utilizzare strumenti “obiettivi” sia una tentazione di tutti gli psicologi per facilitare la comunicazione e il confronto sia in ambito clinico che nell'ambito della ricerca.

[1]Il quoziente è il risultato di una divisione in cui si esprime il rapporto tra l'età mentale di un ragazzo e l'età cronologica (x 100). QI= EM/EC
Nella prima batteria costruita per la misurazione dell'intelligenza in età evolutiva (Binet-Simon, 1906) il risultato era espresso in età mentale (EC); Terman (1937) ha espresso per la prima volta il risultato come QI, ottenendo punteggi uguali o superiori a 100 nei casi in cui l'età mentale era uguale o superiore a quella cronologica e inferiori a 100 nei casi in cui il bambino presentava un ritardo e difficoltà a rispondere alle prove cui rispondeva la media dei coetanei. Era individuata una fascia normale (90-110) ed erano poi fissati livelli precisi, indicatori di gradi diversi sia di superdotazione che di deficit.

Liana Valente Torre Dipartimento di Psicologia, Università di Torino
Keywords: psicologia, pedagogia

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