Perché lo sfruttamento dell'energia delle maree non è proseguito dopo l'esperienza francese della Rance? Qualcuno si dedica allo studio dello sfruttamento delle correnti aeree, come la corrente a getto a 9000 metri, e marine, come la corrente del Golfo, per produrre energia?
Oggi esistono diversi progetti di sfruttamento delle maree ma i più promettenti si basano ancora, come quelli primitivi, sul riempimento di bacini e il loro successivo svuotamento con convoglio dell'acqua verso turbine. Attualmente esiste solo un grande impianto di questo genere in Francia, nei pressi di Saint Malo, ma questo metodo ha mostrato comunque dei seri limiti. La ciclicità delle maree, che segue le fasi lunari e solari, non è compatibile con la continuità di erogazione di corrente richiesta oggi dalla società. Infatti nei momenti di assenza di movimento d'acqua la produzione di elettricità cessa. Una grande centrale basata sulle maree alterna quindi periodi di inattività con periodi di grande produzione di energia elettrica.
Per poter sfruttare così le maree è perciò necessario provvedere a un sistema di accumulo che consenta di livellare a un valore medio abbastanza costante nel tempo la corrente immessa nella rete. E qui si tocca uno dei grandi temi (e problemi) odierni: mettere a punto un efficiente e pulito sistema di accumulo di energia elettrica che consenta di poter davvero utilizzare le fonti energetiche naturali variabili nel tempo (come l'energia solare e quella eolica).
Uno di questi veicoli energetici puliti del futuro prossimo potrebbe essere l'idrogeno. L'energia elettrica, quando disponibile, verrebbe usata per produrre idrogeno a partire dall'acqua. L'idrogeno verrebbe poi usato per produrre energia elettrica secondo le necessità, ricombinandolo con l'ossigeno e ottenendo ancora acqua.
Per quel che riguarda la seconda domanda possiamo dire che tutte le potenziali fonti rinnovabili di energia vengono studiate in centri di ricerca sparsi in tutto il mondo. In questo senso a indagare su ampio spettro sono soprattutto i centri americani. È possibile trovare informazioni utili su chi fa ricerca per lo sfruttamento delle correnti aeree e marine collegandosi ai siti americani dell'Energy Efficiency and Renewable Energy Network-EREN (http://www.eren.doe.gov) e del National Renewable Energy Laboratory-US Department of Energy (http://www.nrel.gov). Anche rimanendo in italia si possono trovare utili informazioni, come nel sito http://www.energoclub.it/.Diverso invece è il discorso sulla realizzazione pratica di centrali di questo tipo. Per sfruttare le correnti di alta quota in particolare, i costi sarebbero talmente alti da rendere oggi assolutamente non conveniente percorrere questa strada.
Le correnti marine invece potrebbero essere presto sfruttate anche se non esistono ancora centrali importanti. L'Unione Europea ha di recente concluso uno studio che identifica circa 100 siti che potrebbero essere utilizzati in questo modo per la produzione di energia elettrica. Lo stretto di Messina è stato identificato tra i siti più promettenti: recentemente infatti è stato teatro di una positiva sperimentazione di produzione di energia elettrica sfruttando la famosa corrente dello stretto. Attraverso una turbina idraulica, ancorata al largo della costa di Torre Faro, si è ottenuta l'accensione prolungata di 60 riflettori istallati in zona.