Plastiche riciclabili

Quali sono le plastiche che non è possibile all'oggi riciclare? Sarebbe possibile raccoglierle per recuperarvi energia?

Elena Gatti
7 maggio 2004
Per rispondere alla domanda - pur sinteticamente - occorre tenere presente due aspetti.

a) Le materie plastiche sono polimeriche ovvero sono costituite dalla "ripetizione" di una unità standard (per esempio, il monomero etilene) nelle dimensioni e con le caratteristiche volute (o anche per esempio il polimero polietilene) mediante anche l'aggiunta di additivi per conferire al prodotto finale determinate caratteristiche (colore, resistenza alla luce, al calore, al fuoco, deformabilità o rigidità ecc.);

b) le materie plastiche possono essere suddivise in due classi fondamentali:
- resine termoplastiche (lunghe catene lineari di monomeri); per esempio cellulosiche (acetato di cellulosa), viniliche (cloruro di vinile), acriliche (poliacrilonitrile), olefiniche (polietilene, polipropilene, polietilenterftalato - PET), polistirene e derivati (ABS), poliammidi (nylon), policarbonati, poliuretani, polifluoroolfine.
- resine temoindurenti (le catene contengono dei gruppi reattivi che formano dei composti ramificati e tridimensionali, per lo più a partire da due componenti che reagiscono tra loro modificando la propria composizione) per esempio i fenoplasti o le resine fenoliche, gli amminoplasti (urea-formaldeide), poliesteri, epossidiche, siliconiche.

Il secondo aspetto da tener presente è che il processo di riciclaggio o recupero di materie plastiche (la reimmissione del materiale nel medesimo ciclo produttivo di partenza o in un altro) può avvenire per via meccanica o per via chimica. La via meccanica è quella più semplice, viene utilizzata per le resine termoplastiche (che sono la maggioranza di quelle presenti nei rifiuti urbani) ove un processo di frantumazione e di trattamento termico permette - da sole o insieme con materiale vergine - di produrre la stessa plastica di partenza (con qualche caratteristica di prodotto inferiore rispetto a quella con materiali vergini - cosiddetto "deciclaggio") o un prodotto diverso (spesso anche con caratteristiche di pregio maggiori rispetto a quelle di partenza: per esempio dal PET - quello delle bottiglie per le bevande - si possono ottenere fibre per capi di vestiario o fibre ottiche per il trasporto dei dati).

In sintesi, se idoneamente selezionate le materie termoplastiche si prestano facilmente al riciclo (se miste occorre o produrre dei manufatti con esigenze di resistenza basse oppure occorre utilizzare nel processo altre sostanze in grado di "incollare" tra loro i diversi polimeri).

Il riciclo meccanico è difficoltoso se non per lo più impossibile per le materie termoindurenti in quanto il calore può arrivare a fondere il manufatto ma senza poter ottenere un prodotto nuovamente rilavorabile. Infatti per questi materiali (ma anche per le termoplastiche) si stanno sviluppando delle ricerche (le multinazionali pubblicizzano spesso di essere arrivati o di essere vicini agli obiettivi) per il riciclo chimico delle matrici plastiche. In questo caso con processi termici più spinti (per esempio il processo di pirolisi) o con sostanze chimiche (solventi selettivi) si tende ad arrivare ad ottenere dei prodotti che - anche se non sono i monomeri di partenza - possiedono un valore commerciale e possono essere utilizzati in processi per la produzione di altre matrici plastiche o altri prodotti chimici.

Per la seconda parte della domanda, ovvero sotto il profilo energetico, è certamente possibile "raccoglierle per produrre energia" così come lasciarle nei rifiuti e inviare i rifiuti tal quali a un impianto di incenerimento. Ciò per il semplice fatto che le materie plastiche (e altre sostanze presenti nei rifiuti urbani, come principalmente le materie cellulosiche, per esempio la carta) sono costituite da carbonio e idrogeno, ovvero incamerano una energia potenziale (misurata in calorie o in joule, il cosiddetto potere calorifico inferiore e/o superiore) che può essere trasformata - mediante la ossidazione in combustione o altri processi termici - in calore ovvero in vapore, quindi in elettricità.

Come è possibile notare, appare inutile "raccogliere le materie plastiche - con sistemi di raccolta differenziata - per bruciarle", come pure sarebbe inutile fare qualunque raccolta differenziata per inviare poi a smaltimento (con o senza una qualche forma di "recupero energetico") le frazioni raccolte. Le controindicazioni all'incenerimento delle materie plastiche (e di altre frazioni contenute nei rifiuti) sono in primo luogo di ordine ambientale e sanitario, in termini di emissioni e di rifiuti solidi rimanenti dalla combustione; si tratta di residui ove si concentrano le sostanze più tossiche presenti inizialmente nei rifiuti oppure prodotti per effetto della combustione (ricordo che "nulla si crea e nulla si distrugge", l'incenerimento non distrugge i rifiuti ma li trasforma in altre sostanze, alcune delle quali più pericolose di quelle di partenza).

Una seconda controindicazione è proprio di carattere energetico (e qui entro in un campo controverso): occorre tener conto che una merce in plastica (per esmpio una bottiglia) non incorpora solo un "equivalente" di petrolio (rappresentato da un certo numero di atomi di carbonio e di idrogeno, il potere calorifico cui si accennava prima) ma anche l'energia utilizzata per la sua produzione dall'estrazione del petrolio, al trasporto, alla raffinazione, alla produzione dei monomeri, alla polimerizzazione ecc.
Se prendiamo la bottiglia e la bruciamo otterremo una piccola quantità dell'energia impiegata per realizzarla, quasi tutta l'energia equivalente verrà dissipata. Se invece ricicliamo la bottiglia (o altri prodotti) anche quando questo appare difficoltoso, saremo in grado di "recuperare" una maggiore quantità di energia (o meglio, di sprecarne di meno), e soprattutto risparmieremo l'energia (e l'inquinamento) necessario per tutte le fasi del processo di produzione di quel bene (e magari ci accorgeremo anche che si può soddisfare quel bisogno con un bene realizzato con un materiale più ecologico, come una bottiglia in vetro ririempibile).

Tra i tanti siti interessanti sulla materia segnalo: http://www.matrec.it, in cui vengono presentate proposte innovative in tema di riciclo e di prodotti ottenibili con materiali secondari.

Marco Caldiroli Centro per la Salute Giulio A. Maccacaro (Castellanza - VA); Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute ONLUS (Milano)

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