Lo spettro della luce, i colori e la visione

Perchè lo spettro continuo della luce visibile si chiude ad anello in modo che le frequenze più alte sfumano nelle più basse? Allora che frequenza ha il color magenta? Che bisogno c'è di tre colori fondamentali se lo spettro è continuo? Un colore fondamentale può essere sostituito dalla combinazione lineare di due? Fino dove arriva la fisica e fin dove la fisiologia dell'occhio?

Federica Motta
1 maggio 2004
Le domande fatte richiederebbero risposte lunghe e complesse, da approfondire in altri contesti. Cercherò ora di fare il punto generale degli argomenti proposti in modo semplice.

La percezione cromatica nell'uomo e negli altri esseri viventi dipende dai pigmenti visivi presenti nei fotorecettori. Nell'uomo ci sono diversi tipi di pigmenti visivi: nei bastoncelli c'è la rodopsina con un picco di assorbimento verso il verde, ci sono 3 tipi di coni che assorbono luce blu, verde e rossa.

Recentemente sono stati scoperte cellule ganglionari capaci di assorbire luce e che hanno dei nuovi pigmenti. Queste cellule ganglionari sensibili alla luce sembrano essere coinvolte nella regolazione del ciclo circadiano e svolgerebbero un ruolo minore se non nullo nella percezione vera e propria.

In natura c'è una enorme diversità di pigmenti visivi. Può essere utile ricordare il recente lavoro – pubblicato qualche settimana fa su Science - del gruppo di Craig Venter sul sequenziamento del genoma dei batteri e organismi unicellulari provvenienti dal mare dei Sargassi: sono stati individuati diverse centinaia di pigmenti visivi diversi. Di conseguenza non credo vi sia nessuna ragione assoluta per analizzare i colori con tre e solo tre pigmenti visivi.

Vorrei fare un'ultima osservazione generale: una parte ragguardevole della corteccia umana è dedicata alla visione e in parte alla percezione dei colori. Di conseguenza la visione è il senso più importante e sviluppato nella razza umana e molto meno nei topi. La visione umana è per adesso di gran lunga superiore a tutti i sistemi di visione artificiale esistenti di conseguenza - a mio giudizio - la fisiologia della percezione umana è di gran lunga più complessa e sofisticata della fisica .

Vincent Torre Settore di Biofisica, SISSA, Trieste
Mauro Capocci

Mauro Capocci

Nato nel 1974 si è laureato in Filosofia della Scienza all'Università di Roma La Sapienza nel 1998, e ha conseguto il dottorato di ricerca in Storia della Scienza all'Università di Firenze nel 2003. Attualmente fa ricerca sulla storia e la filosofia delle scienze della vita alla Sezione e al Museo di Storia della Medicina dell'Università di Roma La Sapienza. È redattore di diverse opere dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, e collabora con diverse riviste di divulgazione scientifica ("Galileo", "Sapere", "Le Scienze") e con il gruppo Laser (Laboratorio Autonomo di Scienza Epistemologia e Ricerca), collettivo composto da ricercatori scientifici migrati nei cinque continenti, nato all’inizio degli anni Novanta dalle lotte studentesche dell’Università La Sapienza di Roma.


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