È nei suoi primi mesi di vita che l'uomo imposta la propria linea di sviluppo, e per quanto riguarda la percezione del suono, mentre un bambino di sei mesi non avverte la differenza fra la lingua madre e una straniera, già verso il nono mese viene sentita la differenza. Alcuni recenti esperimenti hanno dimostrato che la percezione del suono inizia come absolute pitch per poi trasformarsi in relative pitch nel corso dello sviluppo. Questo accade perché per la vita di ogni giorno la capacità di sintetizzare un suono, quantizzarlo in unità discrete è necessario per un uso ottimale del linguaggio. Quindi con la crescita l'uomo perde progressivamente l'iniziale e innato orecchio assoluto. Tuttavia c'è ancora chi lo mantiene, come alcuni musicisti. Qui tuttavia il problema è differente da quello dei bambini, nel senso che non si tratta solamente della capacità di percezione, ma anche di identificazione. La sua relazione con la percezione a tutt'oggi non è chiara. Di certo è legata ad una confidenza precoce con la musica ed è molto stretta quando la lingua materna usata è a prevalenza tonale, come nelle lingue asiatiche. Si è inoltre notata una spiccata capacità di distinzione tonale presso non vedenti congeniti e i malati di autismo.
È probabile che la capacità di identificare il tono derivi da una strutturazione che corre parallela a quella di acquisizione delle capacità linguistiche. In sostanza l'orecchio assoluto dei musicisti è il risultato di un rapporto biunivoco fra linguaggio e suono, dove la capacità di distinzione tonale viene mantenuta e inserita nel sistema tassonomico del linguagio musicale, parallelo a quello verbale.