Se possiamo dire che in questo modo si comportano tutti gli elettroni, la mia domanda è allora: come mai un elettrone del primo orbitale, perdendo energia, non va a schiantarsi contro il nucleo?
A questa lunghezza corrisponde un'energia di legame elettrostatica Eleg che può essere valutata, come ordine di grandezza:
("- e" è la carica dell'elettrone). Tuttavia, il principio di Heisenberg dice che la fluttuazioni dell'impulso di un oggetto quantico puntiforme, localizzato in una regione di estensione lineare Δx, sono più grandi della quantità:
dove è la costante di Planck divisa per 2π. A causa della (3), l'energia cinetica media T = p2/(2m) dell'elettrone (di massa
m ≈ 10- 27g) risulta:
Confrontando la (4) e la (2), si vede che l'energia cinetica dell'elettrone risulterebbe almeno 10 000 volte più grande del modulo dell'energia di legame. Questo è ovviamente assurdo. Infatti, l'energia totale Etot = T + Eleg di uno stato atomico legato deve essere negativa, se si assume (come noi abbiamo fatto implicitamente nella (2) che l'energia di legame sia zero quando l'elettrone e il nucleo sono a distanza infinita.
Dunque, l'elettrone non può collassare sul nucleo, ma la sua nuvola elettronica deve invece assumere un'estensione ottimale Δxott, che renda minima la sua energia totale, senza violare il principio di Heisenberg. Possiamo valutare Δxott e la corrispondente energia Eott in questo modo: scriviamo (senza pretesa di precisione assoluta) l'energia totale minima ponendo
come risulta dalle (3) e (4). Allora, utilizzando la (2), si ottiene:
Se ora minimizziamo Etot(Δx ) rispetto a Δx, otteniamo, dalla (5):
È interessante notare che questo metodo “rozzo” dà, nel caso dell'atomo di Idrogeno, un risultato assolutamente esatto: il Δxott e la Eott espressi dalla (6) sono proprio, rispettivamente, il raggio di Bohr e l'energia dello stato fondamentale dell'atomo di idrogeno, così come vengono calcolati dalla teoria quantistica nella sua forma esatta. Questa coincidenza di risultati è vera per pochissimi sistemi: l'atomo di idrogeno, appunto, e l'oscillatore armonico. Tuttavia, il metodo ora esposto, basato sull'applicazione diretta del principio di Heisenberg, fornisce comunque i giusti ordini di grandezza, anche per sistemi (atomici e non) più complicati.
La seconda domanda (come si comporta l'elettrone nello stato fondamentale se anche questo "perde" energia) esprime, per quanto visto sopra, una contaddizione in termini: lo stato fondamentale è, per definizione, quello di minima energia, il che esclude che ve ne possa essere una più bassa. Tuttavia, credo che la vera domanda alluda ai meccanismi intimi che impediscono all'elettrone di emettere fotoni nello stato fondamentale. Purtroppo la risposta non può essere data in termini di principi elementari, ma richiede la conoscenza della teoria quantistica delle perturbazioni.
A consolazione del richiedente, ricordo la questione (strettamente collegata) che il padre del grande fisico Richard Feynman pose al figlio (già "Nobelizzato"):
"Se l'elettrone, passando a un livello più basso emette fotoni, i fotoni erano già dentro l'elettrone?". Risposta di Richard: "No! ". Contro-domanda del padre: "E allora, dov'erano?..."
Molti anni dopo, il figlio confessò che ci stava ancora pensando!