Il nostro sistema visivo è in grado di ricostruire un movimento continuo da una sequenza che contenga almeno una decina di immagini. Nei cortometraggi in bianco e nero di una volta, i filmati venivano riprodotti mettendo in sequenza 36 fotogrammi al secondo (ecco perché nei vecchi spezzoni in bianco e nero che ogni tanto vediamo, tutti sembrano correre come dei pazzi). Si credeva così di agevolare la percezione del movimento presso un pubblico non ancora abituato alle proiezioni di un filmato sullo schermo. Successivamente si è poi adottato lo standard dei 24 fotogrammi al secondo.
Torniamo ora all'illusione ottica della ruota che gira al contrario.
Una ruota capace di compiere un giro intero in 1/24 di secondo (ovvero un giro a fotogramma) risulterebbe ferma, poiché ogni fotogramma riporterebbe la ruota nella stessa posizione del fotogramma precedente. Quando però si rimane sotto questa velocità, la ruota non completa un giro a ogni fotogramma, ma nei fotogrammi successivi rimane sempre leggermente indietro rispetto al fotogramma precedente. Il perpetuarsi di questi ritardi costituisce a sua volta un movimento della ruota all'indietro che può essere percepito dal nostro sistema visivo.
Ecco perché quando una macchina di formula uno rallenta per affrontare per esempio una chicane, ci sembra che le sue ruote girino all'indietro. In realtà è la risoluzione del filmato a 24 fotogrammi al secondo che non concede di vedere nel dettaglio il corretto movimento in avanti della ruota.