Esistono indagini e raffronti sull'incesto fra le società primitive che vivono con naturalezza la nudità, o in altri tempi, nelle società musulmane, occidentali o in altre civiltà?
Per quanto riguarda l'incesto, l'unità di base madre/figli, potrebbe anche risultare autosufficiente ai fini della riproduzione. In teoria, i figli potrebbero infatti accoppiarsi con la madre e generare prole. Però uno dei principi universali, che accomunano quasi tutte le culture, è quello della proibizione o meglio dell'evitazione dell'incesto. Su questo tema sono state formulate diverse teorie da antropologi e psicologi, ma prima di prenderle in esame, occorre chiarire la differenza, spesso non messa in evidenza, tra proibizione dell'incesto ed esogamia.
La prima infatti riguarda la sfera dei rapporti sessuali, mentre la seconda determina le scelte matrimoniali. Un uomo può intrattenere rapporti sessuali con una figlia, senza impedire che questa successivamente sposi un altro uomo. Questo contribuisce a invalidare la teoria secondo la quale l'incesto risulterebbe dannoso in quanto impedirebbe lo sviluppo di una rete allargata di relazioni sociali.
Anche l'ipotesi che afferma la pericolosità dell'incesto, basandosi sul fatto che se una donna avesse un figlio da suo padre, essa diventerebbe a un tempo madre e sorella del bambino, non è sostenibile. In questo caso, oltre a confondere proibizione dell'incesto con esogamia, si confondono i ruoli sociali con la biologia.
Una delle maggiori teorie che tentano di spiegare il tabu dell'incesto si basa sull'affermazione che l'incrocio tra consanguinei porterebbe a risultati genetici disastrosi. Su questo tema gli esperti sono discordi, ma in ogni caso non si spiega perché, se l'incesto è dannoso, allora costituisca un tabu. È difficile pensare che se a un tratto si dimostrasse che non ci sono esiti negativi nelle relazioni incestuose, tutti si affretterebbero a praticarlo.
Una spiegazione può venire dall'esame della società primitiva. Nell'orda primordiale erano i maschi più anziani a dominare e a mantenere il controllo sulle donne. I giovani erano pertanto spinti fuori dal gruppo e si vedevano costretti a cercare altrove compagne con le quali accoppiarsi. Questa loro uscita era inevitabile, se si prendono in considerazione le condizioni di vita dell'epoca. La vita media si aggirava attorno ai 35 anni e la pubertà non si raggiungeva prima dei 15 anni. Le donne partorivano generalmente un figlio alla volta e spesso con lunghi intervalli tra un parto e l'altro. Pertanto quando i maschi raggiungevano la pubertà, le loro madri avevano già superato l'età fertile oppure erano già morte.
Lo stesso valeva per i rapporti tra fratelli e sorelle. Poiché vigeva una netta divisione sessuale del lavoro, gli uomini volevano delle compagne non solo per l'attività sessuale, ma anche per avere un aiuto nelle attività di sopravvivenza. Pertanto quando un ragazzo raggiungeva la pubertà era probabile che la sua sorella maggiore fosse già stata "presa". Mentre quando la sorella minore avesse raggiunto anch'essa la maturità, il fratello era probabilmente già accoppiato.
I maschi tendevano quindi a uscire dal gruppo e l'incesto era reso quasi impossibile dalle condizioni pratiche. È quindi lecito pensare che solo con il passaggio a uno stadio di sviluppo avanzato, caratterizzato da gruppi famigliari stabili, sia nata l'esigenza di porre l'incesto come tabu, per mantenere i vantaggi selettivi dimostrati, ma anche in seguito alle implicazioni sociali positive a cui portava.