Uomini diversi... ma tigri uguali!

Tutte le specie sulla Terra (o quasi), uomini, mammiferi e regno animale si riproducono grazie all'unione degli opposti sessi, e fin qui tutto normale, la domanda è quindi perché nell'uomo si ha una così alta varietà di fisionomie (a parte i rari casi di sosia), voglio dire che siamo tutti diversi uno dall'altro, a parte la ovvia differenza che c'è tra le varie razze, mentre se tu guardi per esempio un branco di tigri, loro appaiono tutte perfettamente uguali?

Maurizio Bertoglio
14 marzo 2004
Non è corretto affermare che negli altri animali non sono presenti variazioni individuali per quanto riguarda l'aspetto esteriore; la riproduzione sessuata ricombina continuamente il patrimonio ereditario dei viventi e nemmeno organismi che si riproducono asessualmente sono perfettamente identici, in quanto presentano differenze dovute a diverse condizioni ambientali.

Se si analizza attentamente la forma del cranio, la disposizione dei denti, il colore del pelo, o altri caratteri ancora presenti per esempio nelle tigri, si possono notare sensibili differenze; un allevatore, del resto, riesce a distinguere singolarmente i piccoli di una cucciolata, anche se provengono tutti dai medesimi genitori e pertanto si assomigliano fra loro molto di più che non animali della medesima razza provenienti da allevamenti diversi.

L'impressione che gli animali della stessa specie siano tutti fra loro uguali è dovuta soprattutto a ragioni culturali; in realtà, si apprende a distinguere gli altri; il riconoscimento di persone familiari o appartenenti al nostro gruppo è infatti molto più immediato, mentre, molti europei, a uno sguardo superficiale, possono confondere per esempio i giapponesi con i cinesi o avere comunque difficoltà nel loro riconoscimento individuale.

È d'altra parte incontrovertibile che nell'uomo il colore degli occhi, dei capelli, dell'incarnato, la disposizione dei peli, la forma delle mammelle, l'altezza, la struttura corporea e tanti altri caratteri ancora presentano variazioni straordinarie, non soltanto se si esaminano popoli diversi, ma anche all'interno dello stesso gruppo etnico. A questo proposito, è importante sottolineare che da tempo si preferisce parlare di popolazioni umane e non di razze, in quanto non esistono criteri efficaci per distinguere in modo netto quest'ultime. Se infatti salta subito agli occhi la differenza esteriore fra un italiano e un sudanese, quando si cerca di stabilire su basi statistiche la distanza genetica fra queste due popolazioni, prendendo in considerazione non soltanto i caratteri esteriori, ma anche quelli interni, come la differenza nei gruppi sanguigni, si assiste a una variazione poco significativa, tanto che maggiori si rivelano le diversità all'interno di una stessa città o addirittura fra gli abitanti dello stesso condominio.

Nell'uomo l'acuità visiva è particolarmente sviluppata e, animale sociale per eccellenza, la sua possibilità di comunicazione con i propri simili passa soprattutto attraverso la ricezione e la trasmissione di segnali visivi, fondamentali non soltanto per la vita associativa, ma anche per la scelta del partner. Il nostro cervello presenta una zona specificatamente deputata al riconoscimento dei volti, cosa che deve essere stata fondamentale per la sopravvivenza dei nostri antenati durante la caccia di gruppo, per segnalare per esempio al più abile il momento opportuno per scagliare una freccia, o al più giovane la presenza di un pericolo; per riconoscere rapidamente nella savana un amico o un potenziale nemico; per identificare il proprio piccolo. I nostri muscoli facciali, del resto, già particolarmente sviluppati anche negli altri primati, ci permettono un'ampia varietà di espressioni, consentendoci di comunicare paura, disprezzo, gioia, approvazione...

Come si sono originati tutti questi caratteri esteriori che distinguono gli uomini sia a livello dei vari gruppi etnici sia all'interno dello stesso paese? Al momento è difficile dare una risposta convincente, anche perché i resti fossili non possono venirci in aiuto, in quanto le parti molli non si conservano e così non si può dire quali fossero il colore della pelle e degli occhi dei primi uomini che dall'Africa si irradiarono in tutti gli altri continenti, né si può stabilire con certezza quando si formarono le prime differenze significative fra gli umani; nell'Antico Testamento, il cui testo scritto risale a circa il 1000 a.C. vi sono solo pochi accenni a diversità presenti fra le varie popolazioni; solo nel 450 a.C. (e quindi in tempi recentissimi dal punto di vista geologico) Erodoto testimonia l'esistenza dei pigmei nell'Africa occidentale e di popolazioni dai capelli rossi e occhi azzurri in Russia.

Così, per il momento, si possono avanzare solo delle ipotesi: pelli scure possono essere state selezionate in quanto impedivano la formazione di tumori della pelle in persone esposte ai raggi a perpendicolo delle zone equatoriali, potevano fungere da schermo, ostacolando l'eccessivo riscaldamento degli organi interni, o aiutare a mimetizzarsi nella foresta, oppure ancora frenare la produzione di un eccesso di vitamina D, che causa malattie renali, mentre la carnagione chiara può aver permesso agli abitanti che vivono a latitudini estreme di sfruttare al massimo i pochi raggi solari per produrre quantità sufficienti di vitamina D o permettere un migliore assorbimento dei pochi raggi solari, di cui sono tanto avare le terre del nord. Esistono però troppe eccezioni alla distribuzione del colore della pelle secondo la latitudine: gli amerindi, per esempio, che vivono nelle parti molto calde del Nuovo Mondo, non hanno la pelle scura e nelle isole Salomone, che hanno tutte lo stesso clima, a pochi chilometri di distanza si alternano popolazioni con la carnagione color ebano ad altre sensibilmente più chiare. Spiegazioni legate a fattori climatici altrettanto discutibili sono state avanzate anche per la forma del naso, per il prognatismo più o meno pronunciato e per il colore degli occhi; non si trova però alcuna giustificazione per l'aspetto liscio o crespo dei capelli, per il loro colore nero, castano, rosso, bianco, per la diversità nella distribuzione dei peli, per le varietà nella forma dei seni, dei glutei, del cranio e degli zigomi.

Alcuni di questi caratteri possono essersi affermati per un fenomeno noto in biologia come effetto del fondatore: quando una piccola popolazione colonizza un nuovo territorio, in cui non sono presenti conspecifici, può casualmente portare con sé caratteri ereditari poco diffusi nel gruppo originario e questi possono diffondersi e divenire predominanti in quella nuova area, anche se non hanno nessun valore adattativo; un caso documentato in tal senso è quello degli Amish, setta religiosa fondata da un esiguo numero di persone e stabilitasi in Pensylvania nel 1770, che da allora si è mantenuta riproduttivamente isolata dal resto della popolazione e in cui la polidattilia (presenza di 6 dita) è molto più numerosa che nell'intera popolazione umana presa nel suo insieme; questa malformazione è provocata dalla presenza di un gene recessivo molto raro, presente evidentemente nel gruppo fondatore della setta, e diffusosi poi al suo interno.

Non si può però pensare che tutta la vasta gamma di caratteri esteriori presenti nella specie umana sia dovuta esclusivamente al caso; già Darwin, nell'Origine dell'uomo e la scelta sessuale (1871) aveva messo in evidenza come questa potesse essere giustificata in base alla selezione sessuale, secondo la quale un dato contrassegno (come può essere una coda particolarmente lunga e colorata in molti uccelli maschi, o i glutei vistosamente rossi delle femmine di scimpanzé in calore) risulta così attraente per l'altro sesso da permettere a coloro che lo esibisce di assicurarsi più partner sessuali e quindi una maggiore discendenza, con la relativa conseguenza che quella caratteristica si trasmette ai figli e si afferma all'interno del gruppo. Molti esperimenti condotti sugli animali hanno confermato la validità di questa teoria e anche se non è possibile, per ovvi motivi etici, sperimentare sull'uomo, le indagini condotte hanno messo in luce come le preferenze sessuali siano profondamente diverse fra una popolazione e un'altra. Tutti gli umani, durante la ricerca del partner, prestano particolare attenzione alla forma dei glutei e delle mammelle, alla distribuzione della villosità, al colore dei capelli, della pelle, degli occhi, addirittura, inconsciamente alla forma delle mani, dei lobi dell'orecchio, alla distanza interoculare e ciò che risulta attraente per una data popolazione, può non esserlo a pochi chilometri di distanza. Tutto questo può far pensare che determinati caratteri, come il colore rosso dei capelli e le lentiggini, comparsi casualmente all'interno di un determinato gruppo etnico, siano stati talmente apprezzati da rendere le donne o gli uomini che li esibivano particolarmente interessanti come compagni per la riproduzione, consentendo così la diffusione di un carattere irrilevante dal punto di vista adattativo.

Brunella Danesi Associazione Nazione Insegnanti di Scienze Naturali (ANISN)

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