Elementi superpesanti

Qual è l'utilità di scoprire nuovi elementi superpesanti?
Piero Pucacco
6 febbraio 2004
L'utilità pratica delle ricerche tese a individuare la possibilità dell'esistenza in natura di elementi diversi da quelli conosciuti non può, ovviamente, essere stabilita oggi. È possibile che in futuro si trovino delle applicazioni pratiche che oggi non immaginiamo nemmeno, così come non si immaginava che fosse possibile estrarre energia dalla fissione quando, con Rutherford, iniziarono le ricerche sulla struttura del nucleo atomico.

Piuttosto, l'interesse di per sé della ricerca sugli elementi superpesanti, dal punto di vista dell'avanzamento della nostra comprensione delle leggi che governano la stabilità dei nuclei atomici, è molto elevato. Infatti, il numero di nuclidi (intendendo con questo nome il nucleo costituito da un dato numero di protoni Z e di neutroni N) di cui noi conosciamo le proprietà, è una piccola parte di quelli di cui è prevedibile, per quello che ne sappiamo oggi, che possano esistere come sistemi legati, anche se per un tempo molto breve, essendo radioattivi (vedi la risposta alla domanda: Come vengono creati gli elementi artificiali?).

Sulla base delle proprietà dei nuclidi noti sono state ricavate le leggi che determinano il comportamento di un aggregato di neutroni e protoni, ma, essendo queste validate sperimentalmente in una piccola parte della tavola degli isotopi, è possibile (ed esistono già indicazioni in tal senso che emergono dalle prime ricerche) che quella che noi abbiamo, sia una visione molto parziale, che necessita di modifiche importanti. In particolare, la localizzazione sul piano (Z, N) degli elementi superpesanti legati fornirà indicazioni più precise sulle forze che li tengono insieme.

Filippo Terrasi Dipartimento di Scienze Ambientali - Seconda Università di Napoli

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