Ai tempi di Cesare vigeva presso i romani un calendario lunare che mal si accordava con il ciclo del Sole e delle stagioni. Addirittura la differenza fra anno civile e anno solare arrivava a sfiorare i 3 mesi e la situazione era ormai divenuta intollerabile. Ma anche un calendario solare non forniva sufficienti garanzie di precisione. Causa primaria di ciò è che la Terra compie una rivoluzione completa in 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 45,98 secondi mentre il calendario solare era articolato su 365 giorni. La differenza di circa 6 ore all'anno, accumulandosi anno dopo anno, conduceva comunque a scarti inaccettabili.
Nel 45 a.C. Cesare introdusse così la riforma preparata dall'astronomo alessandrino Sosigene: inserire, ogni 4 anni, un giorno in più in modo da far assumere all'anno la durata di 365 giorni e 6 ore. Il giorno in più venne inserito fra il 23 e il 24 febbraio; dato che il 23 febbraio era il sesto giorno precedente alle calende di marzo, il giorno in più venne chiamato “bi-sextus” da cui il nostro termine bisestile. Inoltre, per sopperire allo scarto di 80 giorni che si era accumulato nel frattempo fra calendario civile e calendario solare, Giulio Cesare stabilì che per un anno i mesi sarebbero stati 15 in modo da ripareggiare il calendario e da allora il calendario romano si accordò meglio con il ciclo solare.
Rimaneva una lieve differenza di 11 minuti e 14 secondi; tale scarto venne poi quasi completamente sanato dalla riforma gregoriana voluta da Papa Gregorio XIII più di quindici secoli più tardi (nel 1582).
Per quanto riguarda l'ora legale essa viene introdotta per ragioni economiche, cioè per consentire, nei mesi primaverili ed estivi, di lavorare in condizioni di luce anche a pomeriggio inoltrato e sfruttare così appieno la luce del giorno. Si tratta in sostanza di anticipare l'ora solare di 60 minuti mentre nei mesi autunnali e invernali l'orologio torna a indicare l'ora solare. Occorrerebbe comunque intendersi sul termine “legale”: l'ora indicata dai nostri orologi è infatti sempre e comunque “legale” nel senso che con l'introduzione dei fusi orari i nostri orologi sono ormai del tutto sganciati dall'ora solare vera, che è quella segnata effettivamente dal Sole. I nostri orologi segnano infatti per convenzione e comodità l'ora del meridiano centrale del fuso di appartenenza invece di quella della località in cui ci si trova. Per gli astronomi, infatti l'ora che noi definiamo “legale” è detta invece ora “estiva” proprio a sottolineare che l'ora che impieghiamo per i nostri usi quotidiani è comunque “legale”, cioè convenzionale e stabilita da disposizioni di legge, indipendentemente dalla stagione.