Perchè tale evoluzione si verifichi occorrono:
1) uno strato di almeno 7 metri di acqua alla superficie dell'Oceano con temperatura di 27 gradi Celsius o maggiore.
2) aria umida a circa 5000-6000 metri di quota. La sorgente di energia per gli uragani è il calore latente rilasciato quando il vapor d'acqua condensa per dar vita a nubi e gocce di pioggia.
3) venti costanti a circa 9000 metri di quota. Se i venti spirano da direzioni differenti o hanno velocità diverse possono riuscire a “rompere” la tempesta tropicale.
4) una zona di alta pressione nell'atmosfera al di sopra della zona di crescita della tempesta che aiuta a spingere via l'aria che essa muove dal basso verso l'alto e quindi induce un ulteriore risucchio di aria dentro la tempesta.
In Atlantico queste condizioni si verificano al largo delle coste dell'Africa, a nord dell'Equatore, in estate, inizio autunno. Agosto, settembre e ottobre sono infatti i mesi in cui le acque alla superficie dell'Oceano sono più calde nell'emisfero settentrionale. I venti, gli alisei in particolare, fanno il resto del lavoro e spingono la tempesta tropicale, diventata ormai uragano, verso le coste del continente americano. Caraibi, Golfo del Messico, Florida sono le zone più colpite.
Talvolta, in particolari condizioni di vento, gli uragani riescono, dopo aver attraversato buona parte del bacino dell'Atlantico, a deviare verso nord e possono colpire altri stati degli USA. Ad esempio l'uragano Bob, nel 1991, fece seri danni nella penisola di Cape Cod. La presenza della Corrente del Golfo aiuta ulteriormente lo sviluppo degli uragani, fornendo al loro passaggio acqua calda e aria carica di umidità, ovvero la loro fondamentale sorgente di energia.
Nell'oceano Atlantico si formano tra i 10 e i 12 uragani all'anno.