Assumerò dunque che ci si riferisca alla seconda alternativa, ovvero a quello scenario comunemente noto col nome di cosmologia di stringa. Come dice il nome stesso, è una descrizione dell'universo (soprattutto primordiale) che assume come equazioni di base, per descrivere la gravità e le altre interazioni, le equazioni fornite dalla teoria delle stringhe. Si contrappone in questo al cosiddetto modello cosmologico standard, e al convenzionale modello inflazionario, che usano invece come equazioni di base quelle della relatività generale e del modello standard delle particelle elementari.
L'idea di usare la teoria delle stringhe per sviluppare un modello realistico del nostro universo era stata presa in considerazione già negli anni ottanta, da vari autori. Non aveva però inizialmente avuto successo soprattutto perché manca, nei modelli di stringa, un campo scalare la cui energia potenziale possa dominare l'Universo e farlo espandere in maniera accelerata, giocando così il ruolo del cosiddetto campo inflatonico presente nei modelli inflazionari di tipo tradizionale. La fase di espansione accelerata (l'inflazione), d'altra parte, è un ingrediente indispensabile in un modello d'universo completo che risolva i problemi della cosmologia standard, e spieghi le piccole anisotropie attualmente osservate nella radiazione di fondo.
A causa di questa difficoltà, l'idea di costruire una cosmologia di stringa era stata parzialmente accantonata. Questa difficoltà è però stata risolta, all'inizio degli anni novanta, mostrando che una fase di espansione accelerata può essere prodotta non solo dall'energia potenziale, ma anche dall'energia cinetica di un campo scalare, e che nella teoria delle stringhe è necessariamente presente un campo scalare, chiamato dilatone, che ha tutte le proprietà necessarie per innescare, con la sua energia cinetica, una fase iniziale di tipo inflazionario.
Questa osservazione ha portato alla formulazione e allo sviluppo di una classe di modelli cosmologici, chiamati modelli di pre-big bang, inizialmente proposti da M. Gasperini e G. Veneziano nel lavoro Pre-big bang in string cosmology ("Astroparticle Physics" 1, p. 317, 1993, accessibile solo agli specialisti).
Il nome di questi modelli sottolinea il fatto che il big bang, ovvero la fase esplosiva di grande densità e temperatura che ha prodotto le forme di materia e radiazione che oggi osserviamo, per la cosmologia di stringa, non rappresenta l'istante iniziale dell'Universo. C'è infatti tutta una lunga fase iniziale, che precede e prepara questa esplosione, e durante la quale la forma dominante d'energia, su scala cosmica, è rappresentata dall'energia cinetica del campo dilatonico.
In questo contesto, l'inizio dell'Universo non è più localizzato a un istante fissato della nostra scala temporale. Piuttosto, la vita dell'Universo si estende nel tempo all'infinito, sia verso il passato che verso il futuro. Il big bang rappresenta solo un momento di violenta transizione tra la fase cosmologica attuale (il cosiddetto post-big bang), e la fase primordiale, il pre-big bang. Va sottolineato che la presenza di questa fase iniziale, precedente al big bang, non viene inventata, o introdotta ad hoc sulla base di motivazioni pseudo-scientifiche o filosofiche, ma è richiesta in modo stringente da un'importante simmetria delle teorie di stringa, chiamata simmetria duale. Si può quindi dire che un modello d'Universo compatibile con la dualità deve includere necessariamente una fase di pre-big bang, così come un modello di particelle compatibile con la supersimmetria deve includere necessariamente, per ogni particella bosonica, il rispettivo partner fermionico. Solo combinando l'attuale fase cosmologica di post-big bang con una fase di pre-big bang si ottiene un modello cosmologico che, nel suo complesso, è compatibile con le simmetrie della teoria di stringa.
La lunga fase iniziale precedente al big bang descrive un universo che si espande in maniera accelerata (come richiesto dai modelli inflazionari), ma con alcune proprietà (dettate dalla simmetria duale) che lo distinguono chiaramente dall'Universo attuale, e da quello descritto dalla cosmologia standard. In particolare, nella fase di pre-big bang, la curvatura dello spaziotempo è crescente, e l'orizzonte degli eventi si contrae (anziché espandersi, come nei modelli più convenzionali). Inoltre, le costanti di accoppiamento, che controllano l'intensità delle varie interazioni, diventano sempre più forti col passare del tempo, ed è proprio questo effetto che alla fine contribuisce a innescare l'esplosione del big bang, e a produrre le forme di materia ed energia che oggi osserviamo.
Grazie alle sue proprietà peculiari, la fase di pre-big bang lascia un'impronta caratteristica sulle proprietà del nostro Universo le cui tracce, perlomeno in linea di principio, dovrebbero essere osservabili anche oggi. Concentrandoci sugli aspetti accessibili alla tecnologia attuale (o ai suoi immediati sviluppi), ci sono tre effetti principali che vanno menzionati. Il primo è la produzione di un fondo di radiazione gravitazionale molto intenso ad alte frequenze (fino a un milione di volte più intenso del fondo previsto dai modelli non basati sulla teoria di stringa). Si è stimato, in particolare, che tale radiazione potrebbe essere prossimamente osservata dalle antenne gravitazionali che saranno in funzione nell'immediato futuro. A basse frequenze, invece, le onde gravitazionali prodotte dovrebbero essere molto meno intense di quanto previsto dai modelli inflazionari convenzionali. Una loro osservazione a basse frequenze, dunque, potrebbe facilmente smentire i modelli di cosmologia di stringa.
Il secondo è che le anisotropie della radiazione elettromagnetica di fondo, la cui misurazione è tuttora in corso, dovrebbero avere proprietà statistiche diverse (per esempio, distribuzione non gaussiana) rispetto a quelle previste dall'inflazione standard. Il terzo, infine, è un'efficace amplificazione (prodotta dal dilatone) delle fluttuazioni quantistiche del campo elettromagnetico nel vuoto, con una conseguente produzione di campi magnetici primordiali, capaci di innescare i campi cosmici attualmente osservati su scala galattica e intergalattica.
A conclusione di questa breve presentazione della cosmologia di stringa si segnalano, per eventuali approfondimenti, i seguenti testi (elencati in ordine di difficoltà crescente).
Nato nel 1974 si è laureato in Filosofia della Scienza all'Università di Roma La Sapienza nel 1998, e ha conseguto il dottorato di ricerca in Storia della Scienza all'Università di Firenze nel 2003. Attualmente fa ricerca sulla storia e la filosofia delle scienze della vita alla Sezione e al Museo di Storia della Medicina dell'Università di Roma La Sapienza. È redattore di diverse opere dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, e collabora con diverse riviste di divulgazione scientifica ("Galileo", "Sapere", "Le Scienze") e con il gruppo Laser (Laboratorio Autonomo di Scienza Epistemologia e Ricerca), collettivo composto da ricercatori scientifici migrati nei cinque continenti, nato all’inizio degli anni Novanta dalle lotte studentesche dell’Università La Sapienza di Roma.