Colorimetria

In che cosa consiste la colorimetria? A quali campi di indagine si applica?
Susanna Arvati
1 dicembre 2003
Definire un colore non è sempre cosa semplice e ancora più difficile è comunicare un colore a una persona lontana, a cui non possiamo semplicemente spedire un campione dell'oggetto in questione. Il primo modo che potrebbe venire in mente è di definirlo a parole, ma questo è estremamente impreciso, soggettivo e dipende criticamente anche dalla cultura e dall'ambiente in cui ci troviamo (basti pensare che ogni lingua utilizza nella definizione dei colori sfumature diverse, per esempio gli eschimesi hanno molti termini per definire i vari toni del bianco).

Si potrebbe pensare che Internet abbia risolto il problema, dato che si posso sempre inviare delle foto del nostro colore attraverso il web. Ma chi mi assicura che i colori della macchina digitale siano veritieri e chi mi permette di verificare che il monitor che userà il nostro partner sia calibrato esattamente come il nostro in modo da mostrare colori identici? Per rispondere a questi e a molti altri problemi è nata la colorimetria.

La prima colorimetria si può far risalire a Maxwell (scopritore delle leggi dell'elettromagnetismo) che, accortosi che mescolando tre colori era possibile ottenerne tantissimi, pensò di definire un colore fornendo le percentuali dei tre colori fondamentali adatte a produrlo. Era quindi necessario trovare la base di tre colori più adatta a rappresentare tutte le possibili sfumature presenti in natura. Purtroppo anche se esistono molte terne di colori abbastanza valide, non esiste nessuna terna di colori che permetta, semplicemente sommandoli tra loro, di produrre tutti i colori possibili. Per esempio i fosfori rosso verde e blu del monitor forniscono moltissime tonalità, ma non possono produrle tutte. Per questa ragione si ricorse inizialmente a definire tre colori immaginari (X, Y, Z) sommando i quali si poteva riprodurre qualsiasi colore.

È abbastanza evidente che usare come base tre colori immaginari conduce a un certo numero di difficoltà matematiche che rendono la colorimetria abbastanza complessa, anche dopo tutti gli affinamenti che si sono susseguiti negli ultimi anni. Inoltre per definire un colore è necessario anche stabilire sotto quale sorgente luminosa lo stiamo osservando, dato che il colore dipende anche dall'illuminazione che riceve. Anche questo parametro compare nei calcoli colorimetrici.

Le applicazioni della colorimetria sono molteplici. La colorimetria permette di comunicare i colori in maniera precisa e univoca, così che tutte le volte che un'azienda chiede a un fornitore un oggetto colorato può richiedere la rispondenza a formule prestabilite. Estremamente interessante è l'utilizzo della colorimetria nel controllo di qualità; non solo, come è naturale, in settori come il tessile in cui la riproducibilità del colore è fondamentale, ma anche in settori apparentemente distanti come l'alimentare. Un'importante azienda che produce pasta controlla che la sua catena di produzione stia funzionando a dovere controllando in tempo reale il colore del prodotto finito. Chi vende lievito ai fornai si trova spesso a controllare il bianco del prodotto perché sa che solo un vero bianco sarà accettato dal mercato.

Alessandro Farini Istituto Nazionale di Ottica Applicata, Firenze

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