Giochi linguistici tra Carroll e Wittgenstein

Ci sono delle affinità/diversità nel modo di intendere la trattazione di gioco linguistico in due autori esemplari come Ludwig Wittgenstein e Lewis Carroll?

Mi interessa sapere se tra i due esiste una qualche continuità di tipo interpretativo tenendo conto dei diversi aspetti di gioco (non senso, paradosso, contraddizione ecc.) e delle conseguenze che questi portano nei diversi campi della filosofia (logico, psicologico e del linguaggio).

Jane Doe
28 novembre 2003
No, non c'è nessun rapporto. Lewis Carroll, che io sappia, non usa l'espressione language game (gioco linguistico). I suoi testi contengono molti esempi di atteggiamento ludico verso il linguaggio, cioè di come si possa usare il linguaggio per giocare. Spesso questi giochi mettono in mostra aspetti significativi e profondi del modo di funzionare del linguaggio, ma lo scopo di Carroll è anzitutto il divertimento.

I giochi linguistici di Wittgenstein, invece, non hanno niente a che fare col divertimento: non sono giochi nel senso di essere divertenti, o buffi, o umoristici, o disimpegnati. L'idea di Wittgenstein è che un linguaggio è come un gioco, nel senso che è un'attività governata da regole; pronunciare una frase è come compiere una mossa in un gioco del tipo degli scacchi; dire che un'espressione è dotata di significato, è come dire che è conforme alle regole del gioco; e così via.

Wittgenstein pensava che l'analogia tra linguaggi e giochi fosse illuminante, e per metterla in evidenza ha invitato a guardare a un'attività linguistica come a un gioco, un gioco linguistico.

Diego Marconi Dipartimento di Studi Umanistici, Università di Torino

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