Un DNA elementare...

Come posso spiegare ai bambini di 5a elementare cosa è il DNA e qual è il suo funzionamento?
Cristina Bertoglio
7 novembre 2003
Io sono biologa e mi occupo da molti anni di ricerca sui processi di insegnamento/apprendimento della biologia e delle scienze naturali nella scuola dell'obbligo. Dico subito che ritengo che l'informazione sul DNA non sia argomento adeguato per il livello di conoscenze di bambini di scuola elementare. Quindi non credo che debba essere incluso come uno dei contenuti della programmazione. Tuttavia, è possibile che i bambini facciano domande perché ne hanno sentito parlare dalla televisione, o in qualche altra situazione.

Gli ostacoli di comprensione maggiori (e non solo per i bambini) sono connessi con la difficoltà a immaginare il livello di realtà microscopica e la impossibilità di capire le relazioni causali tra quella e la realtà a livello macroscopico. Per questo tutte le rappresentazioni che si possono mostrare su libri o come modelli o come animazioni rischiano di essere mal interpretate e di generare più errori che conoscenze.

Ma naturalmente tutto dipende dalle esperienze precedenti in cui la nuova informazione si va ad agganciare.

Se i bambini hanno già fatto ed elaborato esperienze che li rendano consapevoli della esistenza di quello che non si vede, se sono abituati a ragionare usando analogie per descrivere fenomeni per i quali solo intuitivamente si intravedono spiegazioni, se hanno provato loro stessi a costruire rappresentazioni delle loro conoscenze e modelli, rendendosi così conto della loro parzialità e del loro valore simbolico, allora è più probabile che siano preparati a utilizzare efficacemente anche le rappresentazioni scientifiche.

Il tema dell'ereditarietà fa parte dei discorsi sull'organismo umano e sugli altri viventi. Specialmente se si fanno in classe discorsi sulla propria crescita, sulla nascita di qualche fratellino, se si ospitano in classe piccoli animali e magari si assiste alla loro riproduzione, allo sviluppo delle uova (per esempio di un pesce, di una rana, di una chiocciolina d'acqua) o alla germinazione di semi. Provando a immaginare cosa accade dentro, sarà facile cominciare a discutere della somiglianza tra figli e genitori, di caratteristiche prese dal papà e altre prese dalla mamma o da un nonno, dei gradi di somiglianza tra piante o tra animali appartenenti alle stesse famiglie, ma anche dell'unicità di ogni individuo all'interno della stessa famiglia, della variabilità tra gli individui di una stessa specie (in un cesto di chiocciole nessuna è identica all'altra!).

Si possono ricordare esperienze comuni come il fatto che quando un osso si rompe e poi si salda, o la pelle è tagliata e poi guarisce, si rigenerano tessuti uguali a quelli iniziali e non di altro tipo. Si può ragionare attorno a fatti strani, come la nascita di individui che pur somigliando ai genitori presentano malattie o malformazioni. Attraverso osservazioni sul campo o in classe, per esempio coltivando piante e curando piccoli allevamenti, ci si potrà rendere conto che gli organismi sono quello che sono anche in relazione all'ambiente in cui stanno: le piantine che nascono dagli stessi semi non sono tutte uguali, ma anche le stesse piantine trasportate in un altro ambiente cambiano.

Sarà importante arrivare a concordare che ogni organismo è il risultato di un progetto interno che guida, non determina, il suo modo di essere. Riconoscere che ogni individuo non ha un corpo, ma è un corpo che reagisce nella sua complessità, non come addizione di caratteristiche, alle caratteristiche dell'ambiente con il quale è in continua interazione. L'ambiente diventa l'individuo.

Sapere che il supporto materiale del progetto si chiama DNA, mi pare che non sia fondamentale a un primo livello di istruzione.

Silvia Caravita Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) di Roma - CNR

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