Memoria a lungo termine

È normale non ricordare episodi del proprio passato (che non siano eventi straordinari o importanti per la propria vita) pur riconoscendo in odori, suoni, lineamenti del volto la traccia del ricordo? Mi spiego meglio: quando si ha la sensazione di aver già visto o sentito qualcosa o qualcuno, è normale se non si riesce a legare lo stimolo sensoriale a un ricordo preciso, anche se ci viene fornito un indizio per ricordare? Perché alcune persone, in questi casi, ricordano e altre no?
Teresa Trocino
13 ottobre 2003
La qualità dei nostri ricordi, i dettagli e la vividezza con cui essi possono essere chiamati alla memoria, dipendono da numerosi fattori, prima di tutto sicuramente da due elementi: il tempo e la loro rilevanza per la nostra vita. Secondo alcuni ricercatori sostenitori della teoria del decadimento dell’informazione, le tracce mnestiche che non vengono continuamente ripetute o richiamate alla mente tenderanno spontaneamente a essere perdute. Allo stesso modo eventi complessi o informazioni singole che non hanno implicazioni o collegamenti con la nostra vita attuale, possono essere dimenticati per lasciare spazio a tracce mnestiche più rilevanti. Pensiamo per esempio ai nomi e alle biografie dei condottieri romani che abbiamo imparato al liceo ma che non recherebbe alcun vantaggio alla nostra vita quotidiana ricordare. La nostra memoria a lungo termine, quella che conserva le tracce mnestiche più antiche e consolidate, non è un magazzino illimitato dove le informazioni vengono depositate in compartimenti stagni. Ogni ricordo è immagazzinato all’interno di una rete di altri ricordi, cosicché richiamare alla memoria, per esempio, il nome di un nostro vecchio compagno di scuola, ci farà tornare alla mente sicuramente episodi legati alla nostra vita di allora.

Il ricordo di un luogo che ci sembra familiare nonostante lo vediamo per la prima volta, del viso di una persona che abbiamo appena conosciuto e che ci sembra di aver già visto in precedenza o di una situazione che abbiamo la sensazione di avere già vissuto, non sono fenomeni allucinatori e possono, anzi, capitare di frequente. Quando registriamo un evento, per esempio un tramonto bellissimo al davanzale della nostra finestra, non memorizziamo singole informazioni isolate (il colore del disco calante del sole, la posizione del nostro corpo ecc.) ma una serie di informazioni collegate e interconnesse, (gli abiti che abbiamo indosso, il profumo dell’aria e nella nostra stanza, i rumori dell’ambiente, i propositi su quel che faremo dopo, le note di una canzone in sottofondo...) di cui, magari, non siamo neanche consapevoli.

La sensazione di deja-vu viene esplicitata proprio perché una o alcune di queste informazioni vengono richiamate alla memoria (per esempio, le note di una particolare canzone mentre siamo a passeggio in un parco e il sole sta tramontando) e riattivano porzioni di un ricordo che non riusciamo a ricostruire nella sua globalità. Ecco perché ci sembra di aver già vissuto quella particolare scena.

Lucia Carriero Max Planck Institute of Psychiatry, Muenchen (Germania)

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