Trapianti di cervello

Sarà mai possibile un trapianto di cervello umano? E se ciò avvenisse, il paziente vivente che ricevesse il cervello da un donatore defunto avrebbe tutte le memorie e le caratteristiche psicologiche della persona defunta? Oppure, con l'estrazione del cervello si azzererebbe tutto?
Claudio Rodella
12 ottobre 2003
Alla prima domanda la risposta è: non presto. Il problema è che non si sa ancora come ricongiungere due pezzi del sistema nervoso centrale, una volta che siano stati separati. Il nuovo cervello, cioè, non si congiungerebbe col vecchio midollo spinale, determinando così la stessa situazione che si ha nei pazienti tetraplegici: paralisi e insensibilità di tutto il corpo.

Questo non si verifica per i nervi (che appartengono al sistema nervoso periferico): se sezionati, possono ricrescere. Non siamo ancora capaci di fare lo stesso col sistema nervoso centrale, ma c'è un grande fervore di ricerca in questo campo, ed è probabile che prima o poi si scoprirà la chiave per riuscirci.

Alla seconda e terza domanda, cosa succederebbe se fosse possibile, si può quindi solo rispondere in modo speculativo. Ne abbiamo parlato in uno dei primi Neuroscience cafè (che sono incontri a Trieste, a cadenza regolare, in un caffè cittadino per parlare di neuroscienze). Uno di noi sosteneva che un trapianto di cervello sarebbe, in realtà, un trapianto di corpo. È nel cervello, infatti, che risiedono la memoria e le caratteristiche psicologiche di una persona. Quindi il cervello si porterebbe dietro la sua essenza, che verrebbe a essere impiantata in un nuovo corpo. Dimenticando che anche il cervello invecchia, potrebbe quindi essere un buon sistema per allungare la vita o vivere sempre in un corpo giovane (ammesso che si trovino i donatori...).

Altri sostenevano, invece, che la cosa non sarebbe così semplice. Anche il corpo, infatti, ha una sua essenza: il sesso, le dimensioni, il colore ecc. Il cervello, d'altronde, ha imparato a riconoscersi in queste caratteristiche del corpo originale. Si pensi alle conseguenze del trapianto di un cervello maschile in un corpo femminile, o viceversa; oppure, al trapianto del cervello di una persona magra nel corpo di una grassa o viceversa; o al trapianto di un bianco nel corpo di un nero, o viceversa. Il nuovo individuo, molto probabilmente, non si sentirebbe a suo agio con se stesso.

Un caso molto più semplice si è verificato col primo trapianto di mano e avambraccio. Il trapianto ebbe pieno successo ma, dopo un po', il paziente si fece togliere il nuovo pezzo e preferì stare senza. L'arto, infatti, era appartenuto a una persona di corporatura più piccola e di carnagione più chiara: il paziente non è mai riuscito ad abituarsi a questa nuova mano, troppo diversa dall’altra, anche se funzionante. È differente il caso degli organi interni: non li possiamo vedere e non sappiamo come sono fatti: sarebbe più facile, in un certo senso, accettarli.

Piero Paolo Battaglini Dipartimento di Fisiologia e Patologia, Università di Trieste

© Copyright SISSA - Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati - Trieste (Italy) - 2001-2011