Stime più arrischiate suggeriscono che dall'anno zero della nostra era al 1750 le nascite siano state circa 23 miliardi: quei nati sono sicuramente tutti morti. Solo limitandoci agli ultimi duemila anni le persone passate a miglior vita — 34 miliardi — sono 5 o 6 volte gli attuali viventi.
Con questi dati appare chiaro che è piuttosto improbabile che il mondo dei vivi possa superare numericamente quello dei morti. Si può comunque seguire in linea teorica il seguente ragionamento. Se M è lo stock dei morti e V è lo stock dei vivi, il primo cresce ogni anno di un numero D pari al numero dei decessi annuali, mentre il secondo si accresce, ogni anno, di un numero A pari a N - D (nascite meno decessi). Se in ogni anno i nati (N) fossero più del doppio delle morti (D), e per conseguenza, A > D, allora esisterà un tempo t nel quale M < V. Dunque questa è una condizione possibile anche se improbabile.
Una situazione simile è avvenuta, per brevi periodi storici, durante la "transizione demografica" dei paesi occidentali, quando la mortalità ha cominciato ad abbassarsi velocemente (XIX secolo, prima parte del XX secolo) mentre la natalità restava alta per la tardiva diffusione del controllo delle nascite, o nei paesi in via di sviluppo, dal 1950 a oggi. In realtà anche nei Paesi in via di sviluppo la natalità attualmente si sta abbassando ed è prevedibile che nel giro di qualche decennio le morti saranno meno della metà delle nascite (D < 2N) e che il divario tra M e V ricominci a crescere, come è stato per decine di migliaia di anni.