Istinto omicida e specie

Si dice ogni tanto che l'unico animale che uccide i membri della propria specie sarebbe l'uomo. Ma se l'uomo deriva dalla scimmia a quale stadio dell'evoluzione potrebbero essere avvenute le prime uccisioni all'interno della specie? Australopitechi, Homo abilis, ergaster ecc. si uccidevano mai tra di loro? E le scimmie si uccidono mai tra di loro?

Claudio Rodella
18 settembre 2003
Prima di tutto è importante chiarire due punti: l'uomo non deriva dalla scimmia, hanno più semplicemente un antenato in comune. Per l'esattezza si pensa che il punto di separazione tra la scimmia antropomorfa e l'Homo sapiens si aggiri sui sette milioni di anni fa. È inoltre falso che l'uomo sia l'unico esemplare che uccide i propri simili.
In generale, un gruppo in condizioni estreme o per territorialità può tranquillamente aggredire un proprio simile (portando il gesto fino alle estreme conseguenze). Per quanto riguarda l'uomo, è molto difficile collocare l'insorgenza della violenza infraumana. Pare certo che finché i rappresentanti della specie Homo non sono diventati stanziali, attaccavano i propri simili occasionalmente, (motivi spesso associati a un territorio di caccia). Va detto che un cacciatore-raccoglitore si doveva spostare continuamente in cerca di nuove risorse; andando indietro nei tempi la popolazione umana doveva essere talmente esigua che difficilmente due gruppi avevano l'occasione di scontrarsi.
La violenza verso altri uomini diviene "normale" con l'avvento dell'agricoltura e l'acquisizione della stanzialità. Da questo momento in poi la violenza è un atto per difendere il proprio territorio o per impossessarsi di un territorio più ricco di risorse, a scapito di un altro gruppo umano. Con l'avvento dell'agricoltura, e quindi l'ottimizzazione delle risorse, si ha un'esplosione demografica che in effetti riduce notevolmente gli spazi occupabili.
Marina Bassani Comunicatore scientifico

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