Il predecessore dell'Homo sapiens

Chi era il predecessore immediato dell'Homo sapiens? Forse l'uomo di Neanderthal? Forse l'Homo erectus o qualcun altro? Su alcuni libri ho letto che l'Homo sapiens attuale risale a circa 40 000 anni fa, su altri libri si parla di 100 000 o 150 000 anni fa, altri dicono addirittura 200 000 o 250 000 anni fa. Qual è la verità? Inoltre, il passaggio dal predecessore, comunque si chiamasse, all'Homo sapiens sarebbe stato lentissimo e graduale oppure è possibile ipotizzare una sorta di sbalzo nella progressione evolutiva? Per qualche tempo non ci sarà magari stato per esempio l'uomo a metà strada tra l'erectus e il sapiens oppure tra quello di Neanderthal e il sapiens?

Claudio Rodella
16 settembre 2003
Il momento esatto in cui appare l'Homo sapiens non può essere detto con esattezza, tuttavia le date a cui ti riferisci sono probabilmente tutte giuste, nel senso che il primo Homo sapiens moderno, finora ritrovato, è quello ritrovato in Sud Africa (alla foce del fiume Klasses e nella grotta di Border), risalente a 200 000 anni fa. Tuttavia i ritrovamenti fatti in Israele (grotta di Qafzeh, vicino a Nazareth) collocano la sua comparsa in Medio Oriente intorno ai 115 000-96 000 anni fa e in Europa intorno a 28 000-35 000 anni fa. Inoltre, il passaggio dalle forme di Homo erectus (che può essere considerato il predecessore dell'Homo sapiens) a quelle di Homo sapiens non fu netto, ma graduale, tanto che alcuni reperti sono classificati tra gli erectus evoluti o tra i sapiens arcaici, come dimostrano i ritrovamenti africani ed europei dell'Homo sapiens arcaico datati 800 000 anni fa (Homo heidelberegensis).

In ogni caso le cose non sono così semplici come sembrano e la paleoantropologia è una scienza in continua evoluzione e riserva sempre delle sorprese, e anche i raggruppamenti di specie cambiano. Infatti mentre un tempo l'Homo heidelberegensis e tutti gli ominidi intermedi venivano considerati delle sottospecie di Homo erectus, più o meno indirizzate verso l'Homo sapiens, oggi pare che siano tutti, o quasi, concordi nell'indicare l'Homo ergaster (che può essere esemplificato dal cosiddetto ragazzo del Turkana, o di Nariokotome, scoperto in Kenya nel 1984 e datato 1,6 milioni di anni fa) come il predecessore sia dell'Homo erectus che dell'Homo heidelbergensis, e che queste siano due specie distinte. Si ipotizza inoltre che solo l'Homo heidelbergensis si sia evoluto in Homo sapiens e Homo neanderthalensis, mentre l'Homo erectus si sarebbe estinto senza lasciare discendenti.

Quindi, l'Homo sapiens non discende da Neanderthal: sono due specie distinte evolutesi dall'Homo heidelbergensis. Probabilmente l'evoluzione dell'Homo neanderthalensis nasce dall'esigenza di adattarsi al grande freddo (come fanno pensare i suoi caratteri tozzi), caratteristico del periodo delle grandi glaciazioni. Inoltre, il fatto che esso compaia in Europa intorno a 300 000 anni fa, e in Medio Oriente solo 60 000 anni fa, dopo l'Homo sapiens, rafforza la teoria che non sia un predecessore dell'Homo sapiens.

L'uomo di Neanderthal (che a quanto pare è vissuto solo in Europa e in Medio Oriente) scompare 35 000 anni fa, insieme agli strumenti dell'industria musteriana, che vengono sostituiti da quelli aurignaziani, tipici dell'epoca moderna, e senza lasciare discendenti.

Esistono diversi siti web sull'argomento, per esempio:
http://anthro.palomar.edu/homo2/modern_humans.htm
http://www.bo.astro.it/~universo/webcorso/webuniverso/facchini/facchini2.html

Inoltre consiglio un paio di libri sull'argomento, nonché una visita nei diversi musei di storia naturale, per rendersi conto di persona delle differenze tra i diversi fossili.

Alan Walker e Pat Shipman, Il ragazzo del Turkana, Edizioni Piemme Pocket 2001.

Paul Jordan, Neanderthal (L'origine dell'uomo), Newton & Compton editori 2001.

E un quaderno di Le Scienze, a cura di Alberto Salza, Le origini dell'umanità, numero 113, aprile 2000.

La redazione consiglia di consultare della nostra sezioe Andar per siti, l'itinerario Ominidi presi nella rete alla pagina: http://ulisse.sissa.it/aps_29ago02_1.jsp

Luigi Corvetti Università di Torino, Istituto di Neuroscienze "Rita Levi Montalcini Center for Brain Repair"

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