Lo sbarco sulla Luna era un obiettivo in sé, doveva essere una dimostrazione di capacità tecnologica, particolarmente significativa nel clima del confronto tra le superpotenze — USA e URSS — degli anni sessanta; il raggiungimento della Luna era un impegno politico e militare, non un programma scientifico.
L'esplorazione è diventata successivamente una forza più trainante della ricerca spaziale e da questo punto di vista è vero che il pianeta Marte ci interessa più della Luna perché esso ha un'atmosfera, una dinamica di superficie (venti e tempeste), ha una storia geologica che sembra disegnata dalla presenza di acqua; ci interessa studiare Marte perché sembra ormai certo che ci sia acqua ai poli e nel sottosuolo, insomma Marte è un pianeta che potrebbe avere ospitato la vita e forse potrebbe consentirci domani di ricostruire un habitat compatibile con la sopravvivenza dell'uomo. Per questo la quantità di quesiti e scenari che gli scienziati possono elaborare e studiare è molto grande, a cominciare dal mistero "dell'acqua scomparsa".
La Luna resta invece "un sasso inerte" su cui si è posata la polvere dei millenni; non sembra aver mai conosciuto né l'acqua né la vita.
Detto questo, il ritorno sulla Luna sarebbe comunque interessante e tecnologicamente più abbordabile del viaggio verso Marte: le osservazioni dell'universo dalla faccia invisibile della Luna (ove non c'è alcuna atmosfera a filtrare i segnali e praticamente nessun rumore/inquinamento radio o luminoso da sorgenti artificiali) sarebbero particolarmente efficaci.
Rispetto al volo abitato verso Marte, gli anelli deboli della catena sono, da una parte i sistemi di lancio e di trasporto nello spazio e dall'altra la compatibilità umana con una permanenza molto lunga nello spazio. La stazione spaziale ISS potrebbe diventare una piattaforma per la messa a punto e l'assemblaggio di veicoli spaziali di tipo nuovo (propulsione a plasma e/o nucleare), specializzati per il viaggio transplanetario; l'esperienza maturata nelle lunghe permanenze di umani nello spazio ci conforta che l'assenza di peso prolungata è sopportabile; siamo invece ancora molto preoccupati dell'ambiente carico di radiazioni ionizzanti che si trova sulla via di Marte, una volta usciti dalla protezione del campo magnetico terrestre.