Novità sul protocollo di Kyoto

Vorrei avere informazioni recenti riguardanti il protocollo di Kyoto. In particolare, quali paesi fino a oggi hanno aderito? Vi sono state recenti modifiche o integrazioni?
Rita Gaspa
23 maggio 2003
Quella del cosiddetto “Protocollo di Kyoto” è una questione piuttosto macchinosa. Esso, come si sa, riguarda i cambiamenti del clima globale, le attività umane che concorrono a questi cambiamenti e, soprattutto, le azioni che i paesi della Terra possono intraprendere per cercare di minimizzare questi cambiamenti, nella convinzione che essi possano essere dannosi. Da un punto di vista legale tutto nasce nel 1992, quando a Rio de Janeiro fu approvata da un grande numero di paesi la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti del clima globale. La convenzione è una sorta di legge-quadro internazionale in cui i paesi firmatari riconoscono:
  1. che è in atto un cambiamento del clima globale;
  2. che questo cambiamento è frutto anche di azioni umane, in particolare di quelle azioni umane che producono un aumento della concentrazione atmosferica di alcuni gas serra;
  3. che ci sono precise responsabilità storiche, differenziate per paese, in queste azioni (c'è un allegato della convenzione in cui questi paesi sono elencati. Si tratta, in pratica, di tutti i paesi industrializzati che nel corso del XIX e XX secolo hanno emesso gas serra in quantità molto superiore ai paesi del cosiddetto Terzo mondo);
  4. che, infine, occorre adoperarsi per minimizzare i cambiamenti del clima globale.
La convenzione, che viene ratificata negli anni successivi, da quasi tutti i paesi del mondo rimanda a una conferenza delle parti il compito di indicare quali azioni devono essere, in concreto, intraprese. La conferenza della parti si riunisce più volte e, infine, nella sua terza sessione plenaria che si tiene a Kyoto nel dicembre del 1997, approva un protocollo attuativo: ovvero una prima legge attuativa della convenzione.
Il protocollo di Kyoto prevede che i paesi industrializzati elencati nell'allegato della convenzione (in pratica i paesi industrializzati) debbano ridurre entro il 2010 (per la precisione nell'arco di tempo compreso tra il 2008 e il 2012) del 5% rispetto all'anno di riferimento 1990 le emissioni dei seguenti gas serra: anidride carbonica, metano, protossido di azoto, fluorocarburi idrati, perfluorocarburi, l'esafluoruro di zolfo.
Non tutti i paesi dell'allegato hanno i medesimi obblighi. I paesi dell'Unione Europea, nel loro insieme, devono ridurre le loro emissioni dell'8%, gli Stati Uniti del 7%, il Giappone del 6%. La Federazione Russa, la Nuova Zelanda e l'Ucraina devono limitarsi a stabilizzare le emissioni. Mentre possono addirittura aumentarle la Norvegia (1%), l'Australia (8%) e l'Islanda (10%).
Il protocollo prevede inoltre complessi meccanismi di scambio. Ovvero un paese può, in qualche modo, acquistare i diritti di emissione di un altro paese.
Il protocollo entrerà in vigore 90 giorni dopo la data della ratifica di almeno 55 dei paesi che hanno firmato la convenzione, purché tra tali paesi siano compresi quelli del famoso allegato in numero tale da rappresentare almeno il 55% delle emissioni complessive di anidride carbonica (riferite al 1990) di cui sono responsabili.
Al momento il protocollo di Kyoto non è ancora entrato in vigore. La situazione politica è piuttosto confusa. Vi sono molti paesi dell'allegato, tra cui quelli dell'Unione Europea, che lo vogliono ratificare. Gli Stati Uniti, al contrario, si sono ritirati dal protocollo. Per cui diventa determinante la ratifica da parte del Giappone e della Federazione Russa.
Entrambi hanno manifestato l'intenzione di ratificare il protocollo di Kyoto, ma allo stato la ratifica non è avvenuta.
Infine vediamo, praticamente, quali effetti avrà o non avrà sul clima il protocollo. Gli esperti sono convinti che per stabilizzare le concentrazioni di anidride carbonica in questo momento presenti in atmosfera (il principale gas serra, il vapor acqueo, è escluso perché l'uomo ha scarsa incidenza sulla sua concentrazione) occorrerebbe ridurre le emissioni di un valore compreso tra il 60 e l'80% rispetto all'anno di riferimento 1990.
Il protocollo prevede una riduzione solo del 5%. Il che significa una limatura di uno o due decimali entro il 2100 rispetto al previsto aumento della temperatura: compreso tra 1,4 e 5,8 °C, secondo gli esperti dell'IPCC, il panel intergovernativo sui cambiamenti del clima organizzato dalle Nazioni Unite.
Il protocollo, dunque, è poco più che un atto simbolico. Oggi dobbiamo constatare che i paesi del pianeta Terra hanno una qualche difficoltà a compiere anche questo puro atto simbolico.
Pietro Greco Agenzia di giornalismo scientifico Zadigroma; Master in Comunicazione della Scienza, SISSA, Trieste

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