Pile al magnesio

Vorrei conoscere come funzionzano le pile al magnesio di recente generazione e come mai fino a questo momento non sono state prese in seria considerazione anche in riferimento alle problematiche relative all'inquinamento e alle fonti energetiche alternative.
Matteo Vicari
23 maggio 2003
Il magnesio può essere utilizzato come anodo in batterie ricaricabili in virtù delle sue proprietà chimico-fisiche: il valore teorico della capacità specifica gravimetrica (cioè la carica elettrica ottenibile per unità di peso) di questo metallo è infatti 2200 mAh/g.
Tale valore è inferiore a quello del litio (3860 mAh/g), ma sufficientemente alto da stimolare la ricerca, tenendo soprattutto in considerazione il fatto che il magnesio è un elemento a basso impatto ambientale.
Una batteria ricaricabile al magnesio è costituita essenzialmente da due strati elettrodici separati da un elettrolita ionoconduttore che garantisce il passaggio dello ione Mg2+ e ne impedisce il cortocircuito interno. Il polo negativo è costituito da magnesio metallico e quello positivo, analogamente ai sistemi al litio, da un composto a intercalazione per lo ione Mg2+ .
Negli anni passati lo sviluppo di tale tecnologia è stato ostacolato principalmente da due fattori: la mancanza di elettroliti adeguati e la scarsità efficienza dei materiali catodici dovuta alla difficoltà di intercalare lo ione magnesio in strutture cristalline.
Più recentemente (2000/2002) sono stati fatti significativi passi avanti e alcuni prototipi sono oggi disponibili. Gli elettroliti impiegati sono costituiti da organoalluminati di magnesio (come Mg(AlCl3R)2 o Mg(AlCl3RR´)2 in cui R e R´ indicano gruppi alchilici) disciolti in tedraidrofurano (THF).
Queste soluzioni presentano buona conducibilità ionica e prevengono la formazione alla superficie del magnesio metallico di strati passivanti che ne inibirebbero la reazione elettrochimica. Il materiale catodico prevalentemente impiegato è Mo3S4, in cui lo ione Mg2+ può essere intercalato reversibilmente con cinetiche sufficientemente elevate.
Uno dei prototipi da laboratorio costruiti presso l´Università Bar-Ilan di Ramat Gan (Israele) ha mostrato un voltaggio nominale in scarica di circa 1.0-1.3 V con una densità di potenza specifica di circa 80 W h Kg-1. Questa batteria è stata caricata e scaricata per migliaia di cicli senza che fossero evidenziate perdite particolarmente rilevanti di energia.
Lo scorso anno lo stesso gruppo assemblò una dozzina di celle di tipo AA; purtroppo i risultati con questi prototipi pre-commerciali non furono incoraggianti e i ricercatori nuovamente sono tornati a dedicarsi allo studio dei singoli materiali che compongono le parti essenziali della cella.
Un altro prototipo di batteria al magnesio, che utilizza un catodo a base di carbonio e un elettrolita polimerico, è stato ottenuto presso l´Università di Padova; esso attualmente, a scopo dimostrativo, è utilizzato per alimentare un orologio al quarzo.
La produzione su larga scala di batterie ricaricabili al magnesio appare ancora una meta lontana; le principali industrie del settore, soprattutto in Giappone, stanno ancora oggi investendo in maniera massiccia nello sviluppo di linee di produzione di batterie al litio. Densità di energia e voltaggi ottenibili da batterie ricaricabili al magnesio non possono e non potranno competere con i sistemi basati sul litio o sulla tecnologia a litio ione.
Questo non implica che le batterie secondarie al magnesio non potranno avere un futuro sviluppo commerciale; anzi, dato il loro basso impatto ambientale ed economicità potrebbero sostituire i sistemi basati sulla tecnologia a nichel-cadmio o gli accumulatori al piombo in alcune applicazioni che non richiedano alte densità di energia.
Riccardo Ruffo Dipartimento di Scienza dei Materiali, Università degli Studi di Milano Bicocca
Leonardo Morsut

Leonardo Morsut

Leonardo Morsut è stato giocatore di pallavolo nella squadra di Trento e nella nazionale italiana. Da poco tempo ha iniziato a lavorare come borsista al Dipartimento di Microbiologia, Istologia e Biotecnologie Mediche dell’Università di Padova. Di formazione è biotecnologo, e sta facendo una seconda laurea in Matematica.


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