La malattia colpisce la memoria e le funzioni mentali (ad esempio il pensare, il parlare ecc.), ma può causare altri problemi come confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale. Non è né infettiva né contagiosa; può essere considerata a tutti gli effetti una patologia terminale, che causa un deterioramento generale delle condizioni di salute. La causa più comune di morte è la polmonite perché con il progredire la malattia porta a un deterioramento del sistema immunitario e a una perdita di peso, accrescendo il pericolo di infezioni della gola e dei polmoni.
I ricercatori hanno prospettato un certo numero di fattori di rischio. Ciò significa che alcune persone hanno maggiori probabilità di contrarre la malattia di altre. Questi fattori sono stati identificati in: età, rischi genetici (esistono delle forme ereditarie della malattia), sesso (sembra essere più colpito il sesso femminile) e traumi cranici.
Ad oggi non si conosco i fattori che causano la malattia, ma solo i"prodotti" finali della neurodegenerazione: la proteina tau e la proteina beta-amiloide che accumulandosi nel cervello determinano la morte delle cellule neuronali.
Poiché non si conosce una causa specifica, è difficile trovare un sistema sia di diagnosi precoce sia di terapia della malattia.
Le terapie in uso sono palliativi che consentono di rallentare la progressione della malattia. Attualmente si sta analizzando l'efficacia di una ventina di possibili farmaci, incluso il vaccino contro beta-amiloide. Un grosso interesse delle ricerca preclinica e farmacologica è rivolto all'impiego del Nerve Growth Factor (NGF) — molecola che stimola il processi di crescita delle cellule nervose — come potenziale agente terapeutico utile a prevenire la degenerazione delle cellule nervose che porta ai deficit cognitivi e mnemonici che caratterizzano la malattia di Alzheimer.