Cosa dice il principio di relatività galileiana?
"Rinserratevi con qualche amico nella maggior stanza che sia sotto coperta di alcun gran navilio, e quivi fate d'aver mosche, farfalle e simili animaletti volanti; siavi anco un gran vaso d'acqua, e dentrovi de' pescetti; sospendasi anco in alto qualche secchiello, che a goccia a goccia vadia versando dell'acqua in un altro vaso di angusta bocca, che sia posto a basso: e stando ferma la nave osservate diligentemente come quelli animaletti volanti con pari velocità vanno verso tutte le parti della stanza; i pesci si vedranno andar notando indifferentemente per tutti i versi; le stille cadenti entreranno tutte nel vaso sottoposto; e voi gettando all'amico alcuna cosa, non più gagliardamente la dovrete gettare verso quella parte che questa, quando le lontananze siano eguali; e saltando voi, come si dice, a pie' congiunti, eguali spazi passarete verso tutte le parti. Osservato che avrete diligentemente tutte queste cose, benché niun dubbio vi sia che mentre il vascello sta fermo non debban succeder così, fate muovere la nave con quanta si voglia velocità; ché, pur che il moto sia uniforme e non fluttuante in qua e là, voi non riconoscerete una minima mutazione in tutti li nominati effetti, né da alcuno di quelli potrete comprender se la nave cammina o pure sta ferma: voi saltando passerete nel tavolato i medesimi spazii che prima, né, perché la nave si muova velocissimamente, farete maggior salti verso poppa che verso prua, benché, nel tempo che voi state in aria, il tavolato sottopostovi scorra verso la parte contraria al vostro salto; e gettando alcuna cosa al compagno, non con più forza bisognerà tirarla, per arrivarlo, se egli sarà verso la prua e voi verso la poppa, che se voi fuste situati per l'opposto; le goccioline cadranno come prima nel vaso inferiore, senza caderne pur una verso poppa, benché, mentre la gocciola è in aria, la nave scorra molti palmi; i pesci nella loro acqua non con più fatica noteranno verso la precedente che verso la susseguente parte del vaso, ma con agevolezza verranno al cibo posto su qualsivoglia luogo dell'orlo del vaso; e finalmente le farfalle e le mosche continueranno i lor voli indifferentemente verso tutte le parti, né mai accadrà che si riduchino verso la parte che riguarda la poppa, quasi che fussero stracche in tener dietro al veloce corso della nave, dalla quale per lungo tempo, trattenendosi in aria, saranno separate (...)".
Galileo
era un convinto assertore della validità del sistema copernicano, che,
come si sa, rimuove la Terra dal centro dell'universo — dove la
collocava il sistema tolemaico — e le attribuisce un moto di rotazione
diurno attorno a un asse fisso e un moto di rivoluzione annuo attorno
al Sole. Gli oppositori — i sostenitori del sistema tolemaico —
obiettavano che un moto della Terra avrebbe avuto degli effetti
osservabili, che invece non si riscontravano: per esempio, corpi
lasciati cadere al suolo da una certa altezza, diciamo dall'alto di una
torre, non sarebbero dovuti cadere ai suoi piedi, come invece
visibilmente accade, perché, nel corso della caduta, la Terra si
sarebbe spostata sotto di loro, lasciandoli per così dire indietro.
Il brano di Salviati propone, per ricorrere a una terminologia in uso,
una piccola serie di esperimenti, mentali, o pensati, che, se svolti
effettivamente darebbero il risultato descritto, come concorderebbero
con ogni probabilità i suoi lettori sulla base di precedenti esperienze
fatte senza troppo rifletterci sopra.
Ebbene, nell'esito di quegli esperimenti è la chiave per confutare le argomentazioni degli oppositori del sistema copernicano.
Essi
mostrano infatti che un moto — nel brano galileiano quello della nave —
non produce necessariamente effetti dinamici osservabili: tutto si
svolge, nella stiva della nave in moto, come si svolgerebbe se la nave
fosse ferma. In particolare, le "gocciole" cadono ai piedi del
"secchiello" che le versa indipendentemente dal moto della nave.
Con un'importante precisazione, tuttavia: che il moto sia, per usare i
nostri termini, rettilineo uniforme, altrimenti si farebbero sentire
gli effetti dell'accelerazione. Per esempio rispetto a una macchina
soggetta a forte accelerazione un oggetto non cadrebbe lungo la
verticale.
Fin qui Galileo, a parte il riferimento a un mobile dotato di motore a scoppio. Nel corso dei secoli si è poi introdotta un po' di terminologia e si sono ulteriormente approfondite o anche solo precisate alcune questioni.
La terminologia: usiamo il termine
sistema di riferimento per denotare il corpo solido, o rigido, cui
stiamo riferendo i moti in studio: la nave ferma rispetto alla Terra, e
dunque la Terra stessa, nella prima parte del brano, la nave nella
seconda (i moti sono poi, naturalmente, quelli delle "gocciole" o degli
"animaletti"). Schematizziamo poi un sistema di riferimento con una
terna di assi cartesiani ortogonali. Nel caso della nave, possiamo
immaginarli tracciati lungo i tre spigoli della "maggior stanza" in cui
si immagina di compiere gli esperimenti. Rispetto a quella terna un
oggetto che si possa considerare come puntiforme, come una goccia, è
individuato da tre coordinate (appunto le sue tre coordinate cartesiane
ortogonali).
Gli approfondimenti o precisazioni: per cominciare,
che cosa vuol dire fermo? Più specificamente, che cosa vorrà dire che
un sistema di riferimento (schematizzazione di un corpo solido) è
fermo? Fermo rispetto a che cosa? Mettendo da parte la storia, che è
alquanto complicata, potremmo intanto dire: fermo vorrà dire che la
terna cartesiana che lo rappresenta non deve ruotare rispetto alle
masse lontane dell'universo, le cosiddette stelle fisse.
Potremo
poi aggiungere: lo vogliamo anche fermo rispetto al baricentro
dell'insieme di quelle masse (queste considerazioni sono soggette a una
quantità di critiche, e ci fermiano a questo livello solo per cercare
di rendere semplice un discorso alquanto complicato). Ecco che il
sistema così sommariamente individuato finisce per sostituire in questo
discorso più ampio la nave ferma — e dunque la Terra — del brano
galileiano.
Ma allora — riformuliamo la conclusione galileiana in
questo contesto più ampio — nessun esperimento potrà evidenziare,
rispetto a quel sistema di riferimento, uno stato di moto, purché
rettilineo uniforme, di un qualsiasi altro un sistema di riferimento.
Di nuovo un po' di terminologia: chiamiamo sistemi di riferimento
inerziali tutti questi sistemi, incluso quel primo. Che di fatto è un primus inter pares
nel senso che non ha nessuna riscontrabile posizione di privilegio
rispetto agli altri. Possiamo allora enunciare quello che si chiama
comunemente un principio di relatività:
Esperimenti condotti nelle stesse condizioni in un qualsiasi sistema inerziale danno gli stessi risultati.
Posto che identifica una condizione di equivalenza (fra sistemi di
riferimento), la denominazione principio d'equivalenza sembrerebbe più
indicata, anche perché col passare dei secoli l'attenzione si è
allontanata dall'iniziale obiettivo galileiano, quello di dimostrare la
non rivelabilità di un moto assoluto, concentrando invece l'attenzione
sul contenuto dell'enunciato appena dato. La cosa non ci è permessa
dalla circostanza che la denominazione è già stata presa in prestito
per denotare un altro principio fisico.
Le leggi della fisica
si esprimono in linguaggio matematico, cioè si scrivono per mezzo di
formule che legano fra loro i simboli che rappresentano le varie
grandezze fisiche. Ora, in generale le grandezze fisiche non hanno lo
stesso valore in diversi sistemi di riferimento. Per esempio, la
velocità di un viaggiatore rispetto al treno lungo un corridoio del
quale sta camminando non è la stessa di quella che ha rispetto al
suolo. Ma è così già anche per le stesse coordinate. Per formalizzare
la cosa, schematizziamo i sistemi di riferimento della Terra (del
suolo) S e del treno S' — che sono inerziali finché si
possa trascurare il moto di rotazione della Terra e il moto del treno
si possa considerare rettilineo uniforme — mediante due terne
cartesiane ortogonali parallele ed equiverse.
Immaginiamole anche
orientate in modo che il moto del treno si svolga nella direzione (e
verso) dell'asse delle ascisse, direzione, per quanto appena detto,
comune ai due sistemi. Il centro della carrozza su cui si trova il
viaggiatore (origine del sistema di riferimento S') passi per un punto definito della stazione (origine del sistema di riferimento S) a velocità v costante a un istante iniziale t0. Ci domandiamo quale sarà la relazione fra le coordinate ascisse x e x' che il viaggiatore ha, rispetto al sistema S e al sistema S', all'istante generico successivo t.
Ebbene, dato che il treno si muove di moto rettilineo uniforme a velocità v, l'origine di S' avrà percorso, all'istante t, rispetto all'origine di S, un tratto vt. Per avere il valore dell'ascissa x rispetto a S bisognerà dunque sommare quel vt al valore x' dell'ascissa rispetto a S':
Le grandezze fisiche, nel passaggio da un sistema inerziale a un altro,
dovranno trasformarsi secondo semplici regole di questo tipo. Le
chiamiamo regole di trasformazione di Galileo, o semplicemente
trasformazioni di Galileo, non perché Galileo le abbia mai scritte, ma
in onor suo, visto che è stato lui a dare origine a queste
considerazioni. Ritorniamo ora al principio di relatività.
Se
esperimenti condotti nelle stesse condizioni in un qualsiasi sistema
inerziale devono dare gli stessi risultati, bisognerà che leggi
sottostanti, quelle che descrivono i fenomeni studiati con quegli
esperimenti, valgano nella stessa forma in qualsiasi sistema inerziale.
Ora, come abbiamo detto, le grandezze fisiche variano nel passaggio da
un sistema inerziale a un altro secondo le trasformazioni di Galileo;
affinché non mutino le relazioni che una legge fisica stabilisce, in un
dato sistema di riferimento, fra due grandezze fisiche, bisognerà che
queste varino nello stesso modo, cioè siano, come si dice, covarianti, nel passaggio da un sistema a un altro, ciò che garantirà l'invarianza della legge.
In estrema sintesi, possiamo compendiare quella che chiamiamo, in onore a Galileo, relatività galileiana, in questa affermazione, o meglio richiesta:
Le leggi della fisica sono invarianti sotto trasformazioni di Galileo.
Si è scritto: richiesta.
Bisogna
infatti chiedersi: ma le leggi della fisica sono davvero invarianti
sotto trasformazioni di Galileo? La risposta è sì per quanto riguarda
le leggi della dinamica che chiamiano newtoniana. Ma non lo è più per
quanto riguarda le leggi dell'elettromagnetismo. Per fare anche qui
breve una storia lunghissima, queste comportano che la velocità della
luce nel vuoto abbia lo stesso valore, denotato di solito con c, in
tutti i sistemi inerziali. La regola di trasformazione per le velocità
di Galileo ricordata sopra è ovviamente in disaccordo con questa
conclusione. Se sostituiamo un impulso luminoso — un flash — al viaggiatore sul treno dell'esempio di prima, dovremmo infatti avere sia u sia u' uguali a c, ma la regola galileiana evidentemente non lo permette. Verifichiamo che la cosa è invece permessa dalla regola:
Se infatti u' = c , abbiamo
La nuova regola per la trasformazione delle velocità è derivabile da nuove regole generali per le trasformazioni fra le coordinate, che sostituiscono quelle galileiane, e prendono il nome di trasformazioni di Lorentz.
Alla base di quella che chiamiamo relatività einsteiniana sta la richiesta:
Le leggi della fisica sono invarianti sotto trasformazioni di Lorentz.
Si è ricordato sopra che le leggi della dinamica newtoniana sono
invarianti sotto trasformazioni di Galileo. Esse dunque non lo saranno
sotto trasformazioni di Lorentz.
Ora, si è formulata una dinamica
le cui leggi risultino invarianti sotto trasformazioni di Lorentz
(dinamica relativistica). La dinamica relativistica si riduce a quella
newtoniana quando le velocità in gioco sono molto minori di c. La relatività galileiana rimane dunque valida, per quanto riguarda la dinamica, nel regime delle basse velocità.