L'impatto della scienza nella società

Mi piacerebbe molto avere un'opinione da parte di un addetto ai lavori a proposito della scienza dei nostri giorni e delle paure e dubbi che la accompagnano. Inoltre vorrei sapere come si comporta lo scienziato di oggi rispetto a questi dubbi.

Paolo De Toni
29 aprile 2003

La redazione consiglia anche la lettura della relazione del professore Daniele Amati, tenuta nell'ambito della conferenza Per una critica progressista al progresso - La scienza di fronte al mondo e a se stessa, tenutasi alla SISSA, Trieste, il 14 e 15 novembre 2002.

Redazione di Ulisse
Fare scienza è un'attività sociale, con una sua specificità: raggiungere un consenso razionale d'opinione sul più vasto campo possibile. Come tutti i sistemi sociali, anche la società degli scienziati è variamente articolata al suo interno (esistono svariate comunità scientifiche) e, soprattutto, si modifica nel tempo.
C'è stato un periodo, il periodo pre-accademico, in cui l'attività degli scienziati era essenzialmente dilettantistica e/o resa possibile da forme di mecenatismo.
Nel corso del secolo XIX il lavoro degli scienziati è diventato di tipo professionale. Gli uomini di scienza sono entrati nelle università e hanno seguito la carriera accademica.
Dopo la seconda guerra mondiale il lavoro degli scienziati si è ancora modificato. È aumentato il lavoro di gruppo (spesso si costituiscono grandi gruppi di lavoro), sono aumentati i fondi a disposizione, si è modificato qui e là il rapporto con gli strumenti, è in aumento la scienza finanziata da privati e persino la "scienza imprenditrice", è aumentata l'interazione con la società civile.
Se prima, nell'era accademica, la gran parte delle decisioni rilevanti per lo sviluppo della scienza venivano prese essenzialmente all'interno delle comunità scientifiche, oggi queste decisioni vengono prese in maniera sempre più sistematica in compartecipazione con una pluralità di gruppi di non esperti.
Qualcuno sostiene che, per tutti questi motivi e altri ancora, siamo entrati in una nuova era del modo di lavorare degli scienziati, l'era post-accademica.
Se il modo di lavorare degli scienziati e il rapporto con il resto della società muta, muta la percezione che lo scienziato ha del suo lavoro. Cambiano le paure e i dubbi. Cambia l'etica del lavoro.
Naturalmente la percezione e l'etica del lavoro hanno un carattere individuale. Non possiamo parlare di dubbi e paure della scienza. Dobbiamo parlare di dubbi e paure (ma anche di consapevolezze e valorizzazione del proprio lavoro) degli scienziati.
Tra questi dubbi e queste paure molti attengono agli effetti applicativi della conoscenza scientifica.
L'innovazione tecnologica nella nostra società viene realizzata con una sistematica applicazione delle nuove conoscenze scientifiche. E, inoltre, è essa stessa fattore di sviluppo della scienza. Tanto che molti parlano di un nuovo sistema fortemente interpenetrato che si sarebbe creato, quello della tecnoscienza, dotato di ampi margini di autonomia e autopropulsività.
C'è la sensazione, diffusa, che i singoli, anche quando sono scienziati sul campo, abbiano sempre meno possibilità di influenzare la dimensione tecnoscienza.
Tuttavia c'è un'ulteriore novità che caratterizza la scienza post-accademica rispetto a quella accademica. La responsabilità sociale degli scienziati viene sempre più percepita e declinata in maniera collettiva. Dopo Hiroshima e Nagasaki molti fisici hanno sentito il peso di una nuova responsabilità e si sono riuniti, per favorire politiche di controllo delle armi nucleari e, più in generale, di armi di distruzione di massa.
mentre altri colleghi facevano la scelta opposta, di lavorare allo sviluppo degli armamenti atomici.
Oggi sono numerose le organizzazioni di scienziati che sentono una speciale responsabilità in ogni settore della scienza. Intere comunità scientifiche pensano che la loro missione principale non sia solo acquisire nuove conoscenze, ma acquisire nuove conoscenze per il bene dell'umanità. E molti gruppi di scienziati assumono posizioni sociali molto nette.
È di queste settimane, per esempio, la notizia che la maggioranza degli scienziati che lavorano alla University of California di San Francisco in una libera votazione ha chiesto all'amministrazione dell'ateneo di rifiutare i fondi offerti dalle aziende che producono e diffondono i derivati del tabacco. Perchè sono prodotti nocivi.
Concludendo. È vero che nell'era post-accademica della scienza sono fortemente aumentati i rischi (oltre che le opportunità) connessi all'uso delle conoscenze scientifiche. Ma è altresì vero che, soprattutto nelle comunità scientifiche, è fortemente aumentata anche la consapevolezza di questi rischi (e di queste opportunità).
Pietro Greco Agenzia di giornalismo scientifico Zadigroma; Master in Comunicazione della Scienza, SISSA, Trieste

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