Definire le catastrofi naturali

Sto compiendo una ricerca sull'influenza che può avere l'uomo sulle catastrofi naturali (per geografia) e mi sono trovata a chiedermi cos'è in sé una catastrofe naturale. Avete una definizione? Grazie mille!
Laura Dafond
14 febbraio 2003

Una catastrofe si verifica quando si rompe l'equilibrio in un fenomeno. Ciò può accadere o perché entra in gioco una nuova grande forza che causa la catastrofe nel sistema, oppure perché una piccola (anche piccolissima) causa interviene in una situazione di equilibrio instabile, riuscendo a produrre un grande effetto.

In questo secondo caso, che é il più interessante, le catastrofi sono state modellate con la matematica da René Thom. Il secondo tipo di catastrofi, ad esempio un terremoto, un'eruzione vulcanica, sono di necessità imprevedibili, perché sensibili a variazioni nei parametri (dai quali dipende il fenomeno) impossibili da misurare con la precisione necessaria. Sarebbe necessaria una precisione infinita. Però non tutte le catastrofi nel senso di Thom sono distruttive, come nel significato attribuito comunemente alla parola, ad esempio l'acqua che bolle.

Comunque, le attività umane possono contribuire a provocare le catastrofi, perché bastano anche interventi creduti piccoli e insignificanti in una situazione instabile. Le forze attribuite alla cosiddetta natura sono in genere più grandi, ma se ad esse si aggiungono le piccole forze umane, possono essere le seconde quelle che scatenano le catastrofi.

Non esistono definizioni generali; esse dipendono dai casi singoli e dai punti di vista assunti. Meglio sarebbe parlare con modestia di modelli, riconoscere i nostri limiti umani e non operare quando non si possono controllare gli effetti del nostro agire.

Tito Tonietti Dipartimento di matematica, Università di Pisa.

L'uomo, fin da quando ha mosso i primi passi sulla crosta terrestre, è stato abituato a convivere con i "capricci" di Madre Natura: incendi di foreste e praterie per autocombustione, eruzioni vulcaniche, sismi, alluvioni, tempeste di vento e sabbia e frane sono eventi naturali che si sono sempre verificati e che hanno contribuito in modo determinante a costruire l'aspetto attuale e le risorse del pianeta. Per quelle popolazioni primitive questi eventi erano interpretati come segnali degli spiriti che regolavano il tempo e la loro vita.
Questa concezione rimase per lungo tempo in molte civiltà storiche e gli eventi calamitosi venivano interpretati come la collera (o i capricci) degli dei nei confronti degli uomini. Il concetto ha però subito profonde modificazioni di significato nel corso della storia.

Catastrofismo

Il concetto di catastrofe naturale prende corpo già con la fine del '700 con la scuola di pensiero dei Catastrofisti, capitanati dal grande anatomista Georges Cuvier (http://www.es.ucsc.edu/ ~pkoch/ lectures/ lecture2.html): questi studiosi avevano notato che il record fossile non era continuo, ma si registravano "salti" tra specie al variare del tempo. In parole più semplici, si erano accorti che le specie conservate nelle rocce allo stato fossile non si erano evolute in modo continuo, con passaggi graduali dall'una all'altra, ma si registravano profondi"salti generazionali"; a volte erano addirittura decine o centinaia le specie che erano scomparse simultaneamente senza lasciare traccia.

Questo fenomeno contrastava con la concezione dei gradualisti, che sostenevano come la vita si modificasse lentamente ma costantemente al trascorrere del tempo, con specie che si modificano pian piano in altre via via più evolute. Nel pensiero dei catastrofisti vi era un'unica conclusione logica: nel passato, ad intervalli irregolari, dovevano essersi verificati fenomeni ad ampia scala, a livello globale, che avevano avuto conseguenze importanti sugli esseri viventi, determinando stragi quasi totali e lasciando ai pochi sopravvissuti la possibilità di ricolonizzare la Terra con nuove forme. Una tra le prove delle catastrofi venne data negli anni '70 dal fisico Walter Alvarez, quando a Gubbio rinvenne un livelletto di argilla di 2 centimetri di spessore ricchissimo di Iridio, un elemento scarsissimo sulla crosta, di chiara provenienza extraterrestre. Questo fatto indicava che circa 65 milioni di anni fa un asteroide colpì la Terra dove oggi vi è la penisola dello Yucatan, determinando la scomparsa del 75% delle specie viventi, tra cui i Dinosauri.

In poche parole, nei secoli passati il termine catastrofe veniva usato per sottolineare le immani conseguenze di un evento naturale.

Al giorno d'oggi

Il concetto è nuovamente cambiato ai giorni nostri: eventi naturali come le eruzioni vulcaniche ed i terremoti sono all'ordine del giorno (a scala geologica) su un pianeta attivo e dinamico come la Terra, ma andando a colpire i manufatti e le attività umane in modo imprevedibile, essi diventano delle catastrofi.

Secondo il resoconto dell'Euopean Environment Agency,"L'ambiente in Europa: seconda valutazione", gli eventi naturali che rappresentano calamità naturali sono: "le tempeste di vento, gli uragani, le burrasche, le inondazioni, i tornado, i cicloni, i danni provocati dal gelo, le ondate di calore, i grandi incendi, le bufere di neve, i tifoni, le tempeste di grandine, i sismi e le eruzioni vulcaniche. Alcune forme di degrado ambientale, come la deforestazione e la desertificazione, possono contribuire alla creazione o all'amplificazione di alcuni di questi eventi naturali."(http://reports.eea.eu.int/ 92-828-3351-8/ it/ 13it.pdf).

Una vera e propria definizione di catastrofe non esiste, anche se l'Ecole Valdotaine riporta sul n° 53 della sua rivista (http://www.scuolevda.org/ Ecole/ 53/ 05.htm) che: "Un Evento Calamitoso (o catastrofico, o catastrofe, o incidente rilevante) è un evento di origine naturale o antropica, che ha una bassa probabilità di prodursi ma che provoca ingenti danni allorquando si verifica."

Nello stesso scritto, vengono definiti due parametri correlati: "Pericolo (P): probabilità che, in un determinato luogo, si verifichi un evento calamitoso. Vulnerabilità (V): stima dell'attitudine a subire danni da parte di manufatti, terreni, vite umane."

Il succo di tutto il discorso è che la catastrofe si ripercuote come danno sulle persone o sui prodotti dell'attività umana, con un dispendio cospicuo di somme di denaro e risorse. Vale la pena di ricordare che la Scala Mercalli, che misura l'intensità di un terremoto, era basata proprio sull'entità dei danni provocati da un sisma, definendo il XII grado come ultracatastrofico, con completa distruzione di ogni manufatto (http://www.themeter.net/ sism.htm).

Oggiquesta scala non ha più il significato di 2 secoli fa, in quanto le costruzioni oggi sopportano (tranne le solite eccezioni) meglio lo stress derivante da un evento sismico. Conviene sottolineare che un evento naturale (che viene considerato catastrofico), come un terremoto, una frana o un'alluvione, si verifica in conseguenza di:

  • Cause predisponenti, ovvero l'esistenza di condizioni geologiche particolari che possono determinare l'evento, ad esempio la presenza di una serie di strutture tettoniche (faglie, fratture), di terreni per natura fragili o poco consolidati; nelle cause predisponenti dobbiamo inserire anche l'incuria umana nella costruzione di manufatti, sia dal punto di vista dei materiali usati sia della posizione scelta per la costruzione.
  • Causescatenanti, ovvero piccoli eventi che determinano l'accadere di altri fenomeni a scala maggiore, come un'intensa precipitazione, una piccola scossa sismica derivante da altri fenomeni geofisici (ad esempio la liberazione di energia sismica derivante da un'eruzione vulcanica).
  • Cause acceleranti, ultimamente da attribuire in maggior misura all'uomo, come il disboscamento sconsiderato, la canalizzazione (che impedisce il naturale drenaggio nel sottosuolo), la cementificazione, solo per citarne alcune.
Per concludere, possiamo affermare che l'azione antropica degli ultimi 200 anni si è rivelata un fattore determinante di molti fenomeni catastrofici, specialmente di quelli legati al clima. Diboscamento, cementificazione, immissione in atmosfera di gas serra e polveri, la costruzione di grandi barrire artificiali (dighe) hanno portato ad un notevole cambiamento nella circolazione atmosferica, con conseguente cambiamento del regime climatico di vaste regioni della terra: lo testimoniano le piogge torrenziali dei mesi passati, così forti ed impetuose perché concentrate in un minor numero di giorni rispetto a 20 anni fa. Precipitazioni concentrate nel tempo, unite a incuria del territorio montano, del reticolato idrografico, incendi (dolosi e colposi nel 99,4% dei casi) determinano quindi un aumento nei fenomeni di smottamento ed alluvionali.


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